Intervista a Cesare Moreno Rai Radio 1

Pochi minuti per esprimere un'opinione illuminante

Il 24 aprile, circa alle 6:30 del mattino, è andata in onda un'intervista a Cesare Moreno su Rai Radio1, per parlare di scuola come luogo di relazioni umane, di alleanza educativa, di rapporto scuola famiglia. Della necessità di impegnarsi sul serio con i giovani.

Forse non tutti a quell' ora erano svegli e siccome riteniamo che in quei scarsi 10 minuti in cui il nostro presidente ha parlato, siano racchiuse delle piccole verità che oggi non tutti colgono e che aiuterebbero nel lor piccolo ad attuare una grande svolta all'interno del sistema educativo, vi riportiamo qui sia il link per ascoltare l' intervista, sia la trascrizione della stessa....buon ascolto o se preferite, buona lettura.

 


Domanda: Cesare Moreno da 20 anni si occupa di giovani rifiutati ed emarginati ed il patto educativo da voi proposto tra inseganti e ragazzi ha retto. Quello che ci chiediamo è: qual è la differenza con la scuola di oggi, che non riesce a mantenere questo stesso patto?

Risposta: la differenza è che voi state parlando del patto tra scuola e famiglia, ma noi mettiamo in primo piano il patto tra le persone, noi parliamo prima di alleanza educativa tra il ragazzo, i maestri di strada, l' insegnante, il genitore o chi ne fa le veci, dopodiché viene il patto, cioè il contratto: è come il matrimonio, ossia c’è prima il fidanzamento e poi c’è il contratto giuridico vero e proprio.
La scuola, le famiglie, si sono dimenticate di questo piccolo particolare: per scrivere un contatto ci vuole innanzitutto l’ amore reciproco, la stima e la fiducia nell’ altro e questo aspetto qui non viene curato. I contraenti in questo caso sono deboli, non si amano tra di loro e non amano neppure se stessi; le famiglie e gli insegnanti sono deboli, i ragazzi sono ancora più deboli e quindi diventa difficile fare un contratto tra soggetti che non sono neppure consapevoli di sé.

D: Lei non crede che ci sia nostalgia per una scuola che non esiste più, dove c’erano professori più autorevoli ed autoritari, dove si dice che c’era più rispetto ma dove forse episodi come quelli di oggi accadevano lo stesso?

R: Si esistevano lo stesso…c’era un’ intera società che è stata eretta sulla violenza, che si chiamava fascismo, ed è fallita…quindi di che cosa stiamo parlando? Possono essere nostalgici di che cosa, del fallimento dei metodi violenti? I metodi violenti hanno fallito in tutto il mondo, quindi io insisto su questo: la gente può avere tutta la nostalgia che vuole, ma la cosa da fare è ridare alla scuola il suo ruolo di luogo delle relazioni umane, ma siccome anche i ministri, i presidi continuano a dire che la scuola è un luogo di istruzione, quando un ragazzo fa quello che ha fatto, viene sospeso….e questo cosa significa? Viene sospeso e mandato dove? Mandato a fare le stesse cose per cui è stato sospeso da scuola nella società, tra i vicini ed i suoi coetanei.

D: Lei crede che l’ elemento sanzionatorio sicuramente è importante, ma forse è più importante farlo in modo diverso, magari anche con punizioni socialmente utili?

R: Ecco, si dovrebbe fare una discussione intera sul concetto di punizione. In questo caso, che significa la punizione “ti escludo dalla scuola”? Casomai bisognerebbe triplicargli l’ orario scolastico, farlo stare anche di notte, metterlo in un campo scuola….perché la sospensione è uno strumento ultra spuntato, ma anche la bocciatura e tutto il resto. Se ci poniamo dal punto di vista educativo, sono tutte cose che falliscono, se invece ci poniamo dal punto di vista della mera istruzione, cosa significa tutto questo? Che io non faccio altro che negarti l’ istruzione stessa….beh, complimenti, perché non ci abbiamo guadagnato proprio un bel niente!

Il fatto è che in questa misura aumenta il disimpegno degli educatori invece che l’ impegno ed allora ci siamo noi Maestri di Strada, che adesso stiamo assistendo circa 80 ragazzi di 14 scuole che sono in situazioni difficilissime, per i quali prevediamo di andare a casa, parlare con le famiglie ed altro. Ma spessissimo i ragazzi sono deboli, sono deboli le famiglie, sono deboli gli insegnanti perché non sanno dove metterci le mani, non hanno una preparazione adeguata per occuparsene nel modo corretto. C’è qualcuno al Comune di Napoli che ha deciso di dare questo incarico ai Maestri di Strada e ad altre associazioni simili e stiamo seguendo questi ragazzi, stiamo cercando di sciogliere i nodi, perché le sospensioni e tutto il resto a me, come educatore, non interessano.

C’è stata una preside che è stata geniale: ci ha chiamato e ci ha parlato di un tizio che aveva fatto un qualcosa per cui aveva meritato 3 giorni di sospensione; poi però ci ha detto: “se voi mi garantite di lavorare con lui io invece di 3 giorni gliene do 10, in modo tale che per 10 giorni lui fa qualcosa di buon con voi”. Noi le abbiamo garantito tutto ciò, abbiamo accolto il ragazzo, abbiamo fatto un certo tipo di lavoro e lui ha preparato un PowerPoint che ha portato in classe; ha dimostrato che aveva lavorato in questo periodo ed i suoi compagni gli hanno fatto un applauso.

Adesso, per capirci, la preside ha usato lo strumento della sospensione, ma in realtà non lo era, perché era una vera identificazione dello strumento educativo e la cosa ha funzionato. È questo che bisogna fare: ma se noi vogliamo lavorare sempre con gli stessi personaggi, sempre con le stesse regole, giocare sempre la stessa partita con gli stessi giocatori, allora la partita la perderemo sempre.

Ma questo ormai lo sanno anche i sassi, solo i ministri non se ne sono ancora accorti.

 


A proposito di sospensioni....

Tratto da un racconto di una nostra educatrice: esempio di come lavoriamo nelle scuole e di quanto la sospensione non può essere fine a se stessa.

Laboratorio di Fisica al Livatino: "Hanno lavorato insieme le classi IA e IB con i tutorati della IC. Oggi per la prima volta gli inafferrabili S.... e A.... si sono impegnati in qualcosa e il "bullo" C.... di IA ha smesso di rompere le scatole e ha abbracciato qualche compagno. Nell'ora successiva al laboratorio S.... di IB mi ha chiesto di scrivere con i compagni e A.... di IC ha chiesto al prof di fare matematica. Hanno lavorato per 30 minuti poi non hanno retto più. Io ho continuato le attività nella IB e loro sono usciti col prof di matematica. Alla fine della giornata dopo il suono della campanella scopro che A.... ha preso un'altra sospensione. Il prof mi racconta che delle ragazze in palestra gli hanno detto che puzza di cane e lui gli ha lanciato il bidone della spazzatura addosso insieme al resto che gli capitava a tiro.
Ho chiesto al prof di andare dalla preside e le ho raccontato la giornata di A..... : lui sta venendo a scuola, non ha senso allontanarlo ancora. Sospensione evitata.

Tutto questo in 2 ore. 
Scopro ogni giorno frammenti di morte e di speranza in mezzo al deserto..... Ogni giorno uscendo da scuola mi chiedo comunque quanto duri un miracolo".
 

 

 

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