Esplorare i sogni in cui il gruppo trasforma la realtà

Napoli, 14-16 dicembre 2018 - I.S.I.S. “A. Casanova”

IIPG, T.I.R.A.M.I.S.U Study Group, Maestri di Strada Onlus in partnership con il Nodo Group
presentano:

"ESPLORARE I SOGNI IN CUI IL GRUPPO TRASFORMA LA REALTÀ."
SEMINARIO ESPERIENZIALE INTENSIVO PSICO-ANALITICAMENTE ORIENTATO PER GRANDI GRUPPI

14-15-16 dicembre 2018-I.S.I.S "A. Casanova" , Piazzatta Casanova 4 -Napoli.

Molti accadimenti macrogruppali nella nostra società attuale assumono concretezza ed incidenza attraverso le deformazioni delle relazioni all’interno dei grandi aggregati umani (gruppi, città, nazioni) con le relative sofferenze collettive (insicurezze, rabbie, dolori, frustrazioni di bisogni sociali). Fin dalle origini questi insiemi gestiscono queste condizioni attraverso la capacità di creare ed elaborare linguaggi, miti e riti che li strutturino come unitari. Ciò mette in moto una richiesta da parte del sociale di operatori preparati per affrontarne le complesse fenomenologie, a vivere il grande gruppo conoscendolo bene, avendo fatte al suo interno esperienze sia pratiche che formative. Gestire ad esempio la mole di emozioni dei carceri, dell’amministrazione pubblica, delle patologie gravi, delle istituzioni dell’educazione, dell’accoglimento dello straniero, arrivando persino alle patologie intrinseche all’organizzazione istituzionale stessa.
La Psicoanalisi dei Grandi Gruppi è lo strumento ideale per entrare in contatto con tali dimensioni e conoscere, cercando così di dirimere, eventuali difficoltà conflittuali messe in moto dalle tensioni emotive.
La psicoanalisi dei gruppi si è originariamente occupata, per moti-vi terapeutici, di piccoli gruppi; la grande quantità di informazioni così ottenute può essere utilizzata anche per approfondire la consapevolezza del funzionamento dei grandi gruppi. In riferimento a questi ultimi la psicoanalisi naturalmente non si presenta come una pratica terapeutica: ciò sarebbe compito per esempio della politica attraverso scelte ed interventi. La psicoanalisi può invece fornire un campo esperienziale per esercitare una coscienza attraverso cui meglio entrare in contatto coi meccanismi di partecipazione gruppale all’interno del nostro spazio mentale e dei multipli pun-ti di vista, anche quelli meno usati, presenti in esso. Imparare a frequentare questi ultimi, anche contemporaneamente, dissocia la coscienza individuale ma facilita la comprensione globale di che cosa è un grande gruppo: quanto l’Io cede al Noi per costruirlo, per farsene inglobare inglobandolo, sia intorno a noi che dentro di noi. In questo contesto consideriamo Grande Gruppo, riunito per qualsivoglia motivo, un aggregato di persone (in genere tra le 30 e le 150, ma fantasticamente estensibile all’infinito) i cui confini siano inscrivibili da un lato negli apparati sensoriali di ogni partecipante (vista, udito), dall’altro nel contesto psico-socio-politico, più largo e serialmente aperto, in cui esso è contenuto (città, nazione, cultura, etc).
• Se il fine è svolgere una attività comune, il gruppo, come Gruppo di Lavoro (GdL), evolverà la sua organizzazione verso l’Istituzione.
• Se è la casualità (per esempio la geografia di un territorio) a costringere l’aggregato a legarsi nel condividere lo stesso spa-zio/tempo, si presenteranno al suo interno complessi fenomeni ideo-affettivi. Essi determineranno il gruppo a sopravvivere come tale. In questo senso le necessità dell’insieme gruppo potrebbero essere, sul piano reale e simbolico: nutrirsi, ripararsi, cacciare, lottare per il territorio, svilupparsi ed accrescersi. Queste condizioni rappresentano (Bion, 1961) gli Assunti di Base (AdB), ovvero stati primitivi di mentalità gruppale che organizzano la sopravvivenza e crescita biologica di qualunque aggregato etologico.
Queste condizioni entrambe costantemente presenti negli insiemi umani, sia a livello cosciente ma prevalentemente a livello in-conscio, sono in costante relazione dinamica tra loro e influenzano potentemente gli stati mentali (ed emotivi), nei milieux interni ed esterni in cui i gruppi esistono, sia per perpetuarsi come tali (affermando la propria identità) e sia per trasformare le realtà in cui operano.

Modello di Grande Gruppo Esperienziale
Molti gruppi, organizzazioni e società scientifiche, da livelli “culturali” anche molto differenti, mettono attualmente a disposizione, sia dell’esperienza che della formazione, vari prodotti culturali che possono andare dal coaching di gruppo fino a vere e proprie esperienze macroanalitiche gruppali. Perciò si è ritenuto opportuno proporre un seminario esperienziale intensivo per grande gruppo basato su un solido retroterra psicoanalitico.
Nell’ Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo (IIPG) sono molti i colleghi che hanno un patrimonio di esperienze macrogruppali fatte a contatto di istituzioni della salute o dell’apprendimento; oppure di gruppi esperienziali di vario tipo attraversati in Italia o all’estero. La nostra istituzione possiede un know-how tecnico ed un imprinting ideologico solido che si traccia fin dalla sua fon-dazione intorno sia a Francesco Corrao ed ai suoi grandi gruppi esperienziali, che sullo sviluppo del pensiero di Bion.
Verità, libertà, creatività sono perciò i valori che circolano tra di noi ed impregnano il milieu della nostra istituzione conferendole la capacità di svolgere la “funzione analitica”. Ciò si concretizza nella sua capacità di riconoscere campi analitici, costruire setting in cui individuare transfert e costruire modalità interpretative che, anche con linguaggi diversi, possano esprimere, con modalità coerenti, senso ed identità ad individui, piccoli gruppi ed anche a grandi insiemi gruppali.
Come tale il grande gruppo è un insieme “sconfinato” ma contemporaneamente concluso, discreto ma contemporaneamente continuo, che esercita la sua esperienza di auto-comprensione attraverso la logica degli insiemi infiniti (Matte Blanco) e distribuisce la sua funzione analitica e la sua consapevolezza (quando atti-vate) non ad una leadership centralizzata ma a tutte le sue entità componenti (come ci insegna Corrao, persino a quelle che come sovrasistemi lo includono).
Lo studio e l’esperienza di questa porzione di spaziotempo, riempita dal “Noi” nel suo qui ed ora, è funzione propria infatti di tutte le entità individuali e collettive che lo compongono.
Il grande gruppo sembra dunque per tali motivi essere un oggetto specifico da sottoporre sia a conoscenza analitica, sia ad esperienza formativa di campo emozionale. Il nostro obiettivo essenziale diviene quindi quello di esperire e studiare il collettivo via via che si forma. Guardare come funziona un grande gruppo: per esempio il nostro.

I primi interrogativi potrebbero essere:
1. Quale Io nel nostro Gruppo?
2. Quale Gruppo nel nostro Insieme Sociale?
3. Quale Insieme Sociale nella nostra Cultura?
4. E così via...

Partendo da queste domande culturali e sociali l’IIPG, insieme a Maestri di Strada, organizza e propone una esperienza di Gran-de Gruppo quale evento atto a smuovere le energie profonde del contesto più ampio, onde riordinarle ai fini di una comprensione emozionale e quindi pratica.
Ciò per incoraggiare a studiare un uso culturale e clinico diverso della psicoanalisi, i cui setting, transfert ed interpretazioni, opportunamente modificati ma sempre presenti, possono essere allargati: dalla stanza d’analisi al gruppo, all’istituzione, al sociale.
Ciò perché la funzione analitica non resti limitata agli individui che ne fanno uso (ad esempio paziente/ analista) ma migri per esplorare altri continenti del transumano (gruppi, istituzioni, sociale).
Perché Maestri di Strada
La formazione di quelli che allora erano docenti del progetto Chance e sono diventati poi i Maestri di strada di cui allora ed oggi Cesare Moreno era coordinatore, è iniziata nel 1998. A quel tempo il ruolo principale di Guelfo Margherita fu quello di istituire e seguire il grande gruppo in cui confluivano tutti i partecipanti del progetto dai “genitori sociali” ai professori Valerio e Adamo che per conto della Federico II lo avevano investito di questo compito.
Questa esperienza che è durata molti anni ha istituito un campo pratico di ulteriore verifica della teoria multistrato permettendo la costruzione di un sistema di comprensione gruppale a livelli, isomorfo all’istituzione scolastica. Essa ha inoltre contribuito a propagare anche nella nuova organizzazione che è seguita alla chiusura dell’esperienza di chance, la presenza di una visione psicologica gruppale dei problemi connessi con l’istituzione-scuola. Questa è stata anche la base di una collaborazione tra Cesare Moreno e Guelfo Margherita che conosce un ulteriore sviluppo con questa iniziativa comune.
Ipotesi di grande gruppo esperienziale
L’esperienza di grande gruppo che si pensa di organizzare è aperta alla partecipazione di 50-150 persone sulla tematica di come funziona un grande gruppo e che rapporti esso ha coi suoi componenti, col milieu in cui è calato e con la sua propria “istituzionalizzazione”.

La partecipazione al grande gruppo è aperta a tutti i Soci dell’I-IPG di qualunque categoria, agli allievi delle scuole IIPG, i soci dei CRPG, ai soci ed allievi di altre istituzioni similari, a psichiatri, psicologi formati o in formazione di altre scuole; ad operatori dei servizi; ad operatori del terzo settore; ad insegnanti, operatori scolastici, amministratori; ad artisti, a produttori di cultura ed a qualunque persona operi nel campo istituzionale o abbia interesse alla fenomenologia e all’esperienza del grande gruppo.
Per garantire una eterogeneità dei partecipanti, è previsto un massimo di posti disponibili per ciascuna categoria.
Trattandosi di una operazione di ricerca nessuno dello staff per-cepirà compenso e la quota di iscrizione sarà minimale, finalizzata alla mera copertura delle spese vive (fitto dei locali, lunch, cof-fee break) tra l’altro ottenute a prezzi particolarmente favorevoli. Sono previste facilitazioni per studenti e specializzandi. Ognuno provvederà indipendentemente al proprio alloggio.
Una èquipe di gestione con funzione organizzativa e scientifica sarà costituita dai Segretari Scientifici dei CRPG organizzatori dell’evento e da chi da essi coinvolto. 


Dopo la conclusione di questo seminario esperenziale, vogliamo proporvi le riflessioni del nostro presidente:

L’inconscio della città


Si è concluso ieri 16 dicembre il seminario esperienziale “Esplorare i sogni in cui il gruppo trasforma la realtà” promosso dall’istituto Italiano Psicoanalisi di Gruppo e da Maestri di Strada

Come sanno quelli che seguono i Maestri di strada abbiamo adottato una poesia di Danilo Dolci “Ciascuno Cresce solo se sognato” quale testo che riassume nel migliore dei modi la missione ed il lavoro dei maestri di strada.

Meno noto è il metodo attraverso il quale, nel lavoro educativo si trasforma una realtà informe, caotica, contraddittoria e vorticosamente mutevole in un sogno collettivo e nella pratica professionale di ciascun operatore. Questo metodo rimanda in senso lato alla psicoanalisi dei gruppi e, come si è meglio definito in questo seminario, alla psicoanalisi dei grandi gruppi.

Il contatto tra Maestri di Strada e psicoanalisi di gruppo è cominciato nel 1998 quando nell’ambito delle attività psicologiche del progetto Chance, il prof Guelfo Margherita teneva periodicamente grandi gruppi che sono stati fondamentali per elaborare la realtà vissuta da un gruppo di operatori immersi nel caos metropolitano e dentro logiche istituzionali contradittorie e conflittuali.

Quando con una decisione – che resta ancora senza una paternità dichiarata e senza una motivazione nota – il progetto Chance è stato cancellato, sciolto il gruppo che se ne occupava, chi scrive si è trovato solo anche per la contemporanea scomparse della compagna di vita e di impegno. In quella occasione la fiducia nello strumento che avevo conosciuto attraverso l’esperienza dei gruppi ha consentito la rinascita da zero dei maestri di strada che oggi, senza godere di alcun finanziamento pubblico, realizzano interventi educativi di dimensioni dieci volte superiori a quelli del progetto Chance. Questo strumento è stato trasformato ed adattato con numerose modifiche lungo gli ultimi dieci anni con il contributo della prof Santa Parrello l’unica psicologa – tra quelle che conoscevo – che abbia avuto il coraggio di impegnarsi dentro il lavoro dei maestri di strada condividendone responsabilità e rischi.

Quanto sia stato importante questo percorso e questa capacità di vitale sopravvivenza viene oggi riconosciuto dal rinnovato incontro tra due percorsi – che oggi non è più di individui ma di due istituzioni Maestri di Strada e IIPG – è secondo solo all’auto riconoscimento che questa occasione ha regalato a me personalmente ed a tutti i Maestri di Strada attivamente presenti al seminario stesso.

Si è trattato non solo dell’incontro tra due istituzioni ma tra due modi di rapportarsi con i problemi psichici del mondo moderno che sono assolutamente complementari e vitali: i maestri di strada vivono nella pancia della città, operano nel lato oscuro della città. Le periferie sono la parte adolescente della città perché in esse migliaia di giovani persone cercano scompostamente di esserci e di trovare una identità ed è proprio qui che i Maestri di strada hanno imparato a nuotare dentro l’emergenza continua dimostrando, a se stessi ed ai giovani con cui dialogano, che il pensiero serve, che è il grande lusso che si devono consentire i poveri e gli emarginati se vogliono vivere una vita degna.

Gli psicologi ed i tanti professionisti di vari servizi che sono stati presenti in questo seminario operano a contatto con questa stessa caotica realtà attraverso la mediazione di ‘pazienti’ o “utenti”, che portano nei loro servizi o nei loro studi, il dolore della propria vita raccolto nella città, nelle relazioni familiari ed istituzionali che vivono. Ed hanno dovuto imparare l’arte difficile di rivivere dentro di sè queste dolorose esperienze per poter tentare di essere utili all’essere umano che aveva chiesto il loro aiuto.

La psicoanalisi continua a suscitare molte diffidenze o addirittura paure; su questa scienza ci sono false narrazioni, ma per quello che mi riguarda la psicoanalisi si riduce a quanto ho appena detto: nella capacità di far vivere dentro di sé il dolore dell’altro per riconoscerlo come proprio, per trasformarlo e restituirlo all’altro ‘bonificato’; l’unico cervello che strizza lo strizzacervelli è il proprio; anzi, ciò che mette a dura prova è la propria vita emozionale, il proprio cuore.

La psicoanalisi di gruppo si basa sull’idea che frammenti di emozioni, grezze e potenzialmente distruttive dell’assetto psichico consapevole e controllato, circolano liberamente nelle strade della città e ovunque degli esseri umani prendono un assetto di gruppo o adottano una configurazione mentale. Questi frammenti, che sono quelli che si individuano attraverso l’analisi dei processi psichici, si possono aggregare per opporre resistenza alla conoscenza e all’apprendere dall’esperienza. La metafora a cui sono affezionato per dire questo è contenuta in un dialogo dell’Antigone

Emone: Padre io non posso dire se non parli secondo giustizia, ma altri lo dicono ed io ne vengo a conoscenza perché davanti a te hanno paura a parlare: i cittadini di Tebe piangono nella donna che muore nel modo più doloroso e per le azioni più nobili che possano pensarsi, la persona meno degna di morire e la più pura di ogni altra donna.

                Questa é la voce che nell’ombra corre nella città.

                [……]

Creonte: Solo tu di tutto il popolo di Tebe sei colei che si accorge di questo

Antigone: Vedono anche loro, é solo per tua paura che tacciono.

Creonte: Non ti vergogni di avere pensieri così lontani da quelli degli altri?

Ambientando questo dialogo nei processi psichici individuali, la voce di Creonte è la voce del potere, della ragione che ha stabilito il suo potere nella nostra vita cosciente , e questo potere spesso impedisce l’emergere di preoccupazioni ed ansie profonde, ed abbiamo paura di confessarle a noi stessi mentre continuano a circolare e ad agire nell’ombra, e la voce del potere e delle convenzioni sociali ci intima di “vergognarci” dei pensieri distanti dalla pura razionalità. .

Nei gruppi diventa possibile riconoscere queste emozioni anche se sono allo stato larvale e frammentario e questo avviene quando attraverso il libero scambio, il dialogo di vita, si superano i limiti individuali ed è possibile osservare i processi psichici come se non appartenessero a noi ma ad un gruppo. Quando il lavoro del gruppo comincia a funzionare si materializza un pensiero che non appartiene a nessuno ma ad un “noi”, ed è questo “noi” che diventa capace di mettere in fila, dare un senso, a quei frammenti di cui non avevamo alcuna consapevolezza, e ci aiuta a riprendere il potere anche su quelle voci che corrono nell’ombra. (Creonte si illuse di poter mettere a tacere anche la voce di Antigone seppellendola viva cosicché avrebbe parlato ai morti, ma proprio questo ha consentito a quella voce di continuare a parlarci a distanza di duemila anni! Il potere violento in realtà è fragile, l’unico potere veramente forte è quello su di sé).

Questo processo dall’io al noi è stato realizzato in uno spazio ed un tempo concentrato grazie a un dispositivo organizzativo (setting) in grado di riprodurre qui ed ora l’alternanza tra il gande gruppo caotico, l’emergere di contenuti inconsci nei sogni, l’elaborazione in piccoli gruppi di lavoro; ed è stato questo, secondo le parole di Guelfo Margherita, il primo esperimento di un dispositivo che attualizza l’idea di un “un insieme multistrato” in cui si intersecano stati di coscienza, stati onirici, stati di confusione caotica, istituzioni.

Tutto questo ci ha aiutato a prendere miglior coscienza di quale operazione stiano conducendo i maestri di strada in questi anni. Maestri di strada, come gruppo di professionisti, è un grande gruppo – si tratta di 50 persone che percepiscono un reddito minimo e precario grazie a questa organizzazione e che sono quindi legati da un contratto ‘istituzionale – che naviga in un gruppo più grande che è, come si è detto, un ventre della città, attraversando altri grandi gruppi che sono le istituzioni e gli spazi pubblici in cui si articola la vita della città. Questo grande gruppo professionale nuota dentro questo insieme complesso come una membrana semipermeabile dentro il brodo primordiale, raccogliendo ed elaborando -i maestri di strada trovano risorse “strada facendo”, si nutrono di quanto offre l’ambiente – frammenti molecolari, aggregandoli in stringhe più o meno stabili, dando luogo a ‘prodotti’ complessi più o meno duraturi, più o meno fecondi. Questo sapere è ‘gruppale’ ossia non è dell’individuo, è proprio del gruppo, ma in quanto tale si redistribuisce agli individui e ai piccoli gruppi di maestri di strada che sparsi nel territorio entrano in contatto con altri piccoli gruppi. Questi sono i gruppi di giovani e giovanissimi che subiscono emozioni violente e a loro volta le agiscono in ogni contesto e particolarmente nella scuola; sono i gruppi di docenti stretti tra ondate emotive che provengono dal basso dall’alto e dai fianchi e che sono letteralmente sfiancati da sollecitazioni che sopravanzano le capacità dell’individuo e tanti altri piccoli gruppi che vagano nel brodo primordiale delle periferie senza sapere cosa li spinge e a cosa sono spinti. Ed infine il sapere gruppale nutre il piccolo gruppo dei nostri educatori, psicologi ed esperti che cerca di resistere a mille correnti e di dare un senso al proprio lavoro e alle vite che incontra. Insomma noi siamo continuamente in osmosi con la città e cerchiamo di restituirle un pensiero di sé: noi non educhiamo in periferia ma educhiamo la periferia, costruiamo la città, facciamo un lavoro politico. Al tempo stesso tutto quello che raccogliamo ed elaboriamo entra a far parte del nostro patrimonio professionale, diventa una conoscenza di sé – profonda quanto l’inconscio – in grado di generare comportamenti professionali adeguati alla complessità. L’essenza della psicoanalisi di gruppo per noi è una doppia produzione nello sviluppo della competenza professionale individuale che è conoscenza di sé e delle proprie parti profonde, ed una produzione politica che ci consente di sviluppare legami con i giovani e tra i giovani, e tra questi e la città.

Dunque non siamo alla ricerca di una dimensione intimistica, di uno spazio di creatività effimera, ma siamo dentro un processo di creatività sociale, maieutico, in cui sia possibile la seconda nascita dell’uomo, quella culturale. Dunque la discesa nelle dimensioni intime e nascoste delle coscienze dei singoli e dei grandi gruppi ritorna sempre al grande gruppo, alla tribù umana che deve riunirsi intorno al fuoco sacro piuttosto che rinchiudersi nelle mura dei condomini.

Tutto questo lo abbiamo costruito in venti anni e soprattutto negli ultimi dieci, ma una più piena consapevolezza è venuta in questi giorni, ed è merito dei tanti soci dell’Istituto Italiano Psicoanalisi di Gruppo che abbiamo incontrato, aver saputo cogliere questa dimensione politica del grande gruppo rappresentato dai Maestri di Strada, di aver saputo riconoscere la colleganza, un noi condiviso, con i maestri di strada, così come sono abbastanza orgoglioso del fatto che i giovani maestri di strada presenti abbiano saputo rapportarsi a tanti “maestri” dimostrando di essere stati dei buoni allievi e di essere cresciuti attraverso i gruppi.

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