Laboratorio di Scienze

Laboratorio didattico-scientifico che consente ai giovani di imparare sperimentando

Questo laboratorio del Progetto E-Vai! consente ai ragazzi di imparare le Scienze in modo pragmatico, empirico e sperimentale, divertendosi e vivendo la materia.

Timeline

Osservazione Laboratorio di Scienze

Scuola “Rodinò” (quartiere Barra)
Classe III B
28 gennaio 2014 (h 8-10) – Laboratorio di Scienze


Presenti:
I ragazzi, Pia Pisani (insegnante di matematica), Barbara (esperta di scienze), Francesca, Celeste (tirocinante-osservatrice)
Sono presenti 15 ragazzi su 18, numero che in questa scuola mi sorprende. Il laboratorio di Barbara sarà incentrato sui vulcani. Barbara interroga i ragazzi su cosa sono il magma, la camera magmatica e il camino.
L’ultima eruzione del Vesuvio risale al 1944. Sono passati settanta anni: il vulcano non è spento, ma in fase di quiescenza. 
Napoli fa parte della fascia rosso (ad alto rischio). Per questo motivo è previsto un paio di evacuazione, per cui in caso di sospetta eruzione del vulcano, i napoletani saranno portati in varie regioni d’Italia. Ci sono dei segnali che fanno capire se il Vesuvio entrerà presto in attività. 
I ragazzi sono super attenti.
Ma -aggiunge Barbara- se a questi segnali non segue un’eruzione? In genere non si dovrebbe costruire vicino ai vulcani, ma lì sotto, come fanno notare i ragazzi, i terreni sono particolarmente fertili. Un altro vulcano campano è nella zona dei Campi Flegrei.
I ragazzi chiedono dell’Etna. Barbara dice che le eruzioni frequenti indeboliscono un vulcano. Questo è il caso dell’Etna. Le eruzioni del Vesuvio possono essere catastrofiche perché avvengono a distanza di molto tempo. Nel 79 d. C. il Vesuvio doveva essere tra i 2000 e i 3000 metri di altitudine.
I gas sprigionati dai vulcani, salendo nell’atmosfera, si liquefanno e piovono sotto forma di fango. Si oscura il sole. Barbara ha detto che alcuni anni fa, nel 2010, la nube sprigionata da un vulcano islandese in eruzione ha bloccato i voli di mezza Europa per un po’ di tempo.
Tra gli effetti di una forte eruzione ci può essere lo tsunami. Solitamente il vento soffia in direzione contraria. Nel 79 quelli che fuggirono verso Castellammare di Stabia perirono, mentre quelli che raggiunsero Napoli sopravissero.
Si passa alla parte pratica: ci si divide in tre gruppi da 4 e un gruppo da 3 allo scopo di costruire un vulcano. Barbara dà loro dei cartoncini che vengono messi sui banchi per non sporcarli. Poi dà a ciascun gruppo una provetta da laboratorio, che fungerà da camino e cratere del vulcano. I ragazzi si adoperano in tutti i modi per far stare dritta la provetta, aiutandosi con lo scotch carta. Con i fogli di giornale formeranno l’edificio del vulcano. Il gruppo formato da Alessio, Andrea, Enrico e Ludovico è uno spasso! Hanno bisogno di molto scotch, ma alla fine è l’unico gruppo che riesce a dare al vulcano una forma conica. Enrico non riesce molto ad inserirsi. Vorrebbe fare più di quello che i compagni di gruppo gli consentono di fare e così si isola. A un certo punto esce dall’aula. Pia dice che il ragazzo ha il sostegno. Dopo poco arriva la sua insegnante di sostegno con una ragazza di un’altra classe (anche lei col sostegno), a cui immediatamente le ragazze offrono una sedia!!! Enrico raggiunge questa ragazza e la sua insegnante di sostegno nel gruppo delle ragazze.
Barbara gira tra i banchi mettendo la carta alluminio su ciascun vulcano. Ogni gruppo è orgoglioso del proprio e me lo fa vedere. Mi chiedono se mi piace. Barbara mette i guanti e i ragazzi si incuriosiscono ancora di più. Buca i crateri e ci mette dentro del bicarbonato. Aggiunge poi colorante rosso, quindi aceto! Momento di attesa e suspense prima delle eruzioni! Ogni gruppo ha assistito meravigliato all’eruzione del proprio vulcano.
C’è odore di aceto in classe. Una delle 3 dice che le dà nausea.
Alessio, Andrea e Ludovico mi chiedono di parlare un po’ in cosentino. Dicono che il napoletano e il cosentino c’è la stessa differenza che c’è tra l’inglese e l’italiano.

 

19 maggio 2015

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  • Fondazione San Zeno

    Attiva dal 1999 e con sede a Verona, Fondazione San Zeno eroga contributi a enti e associazioni che intraprendono progetti di sviluppo mirati alla scolarizzazione, alla formazione professionale, alla nascita di iniziative ed attività economiche.

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23 giugno 2017

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