Laboratorio di Teatro

Il Teatro è gioco, in Francese la recita si chiama jeu e jouer significa appunto recitare e giocare. Esiste inoltre un legame tra la parola jouer e jouir avere piacere, godere.

È un laboratorio che avvicina al Teatro. Un percorso che coinvolge le tecniche teatrali di espressione vocale
e corporea, nozioni e cognizione dello spazio scenico quale spazio reale ma anche spazio immaginario. La
costruzione di un personaggio e l'approccio al testo scenico, sino alla messa in scena. Il percorso teatrale ha
di per se la caratteristica di essere “laboratoriale”. È dunque un esperienza che aiuta di sviluppare le capacità
di ascolto, della collaborazione e del lavoro di gruppo . Nella seconda fase del laboratorio il gruppo sarà
coinvolto nel lavoro di drammaturgia, che verrà poi messo in scena al termine del laboratorio. Nella terza
fase , quella dell'allestimento dello spettacolo si darà inizio ad una fase collettiva di costruzione degli
elementi scenografici e dei costumi mediante l'utilizzo di materiale povero.
Un percorso che avvicina al teatro dalla nascita alla costruzione finale dell'atto scenico.
 

Timeline

Osservazione Laboratorio di Teatro

Attività: Laboratorio teatro
Territorio: San Giovanni a Teduccio (Centro Asterix)
Data: 2015-02-09
Ora: 15.00-19.00
Esperto: Giuseppe Di Somma- Nicola Laieta
Osservatrice: Ilaria Di Caprio

 

Una giornata gelida quella di ieri: per un attimo abbiamo temuto che i ragazzi non arrivassero. Dopo aver preso parte come osservatrice al laboratorio di trucco, scendo giù in sala teatro. La mia collega Tania aveva già osservato la prima parte del laboratorio di teatro, e poi insieme il laboratorio di musica che descriverà lei in una successiva osservazione. Sono circa le 17.30, manca circa un’ora al termine delle attività, sopraggiunge un po’ di confusione rispetto al modo in cui poter organizzare efficacemente l’ultima ora di attività dato che ora i ragazzi che avevano già fatto musica e teatro erano “ a spasso”, ma Nicola afferra subito in mano la situazione organizzando con loro in compagnia di Mena un ristretto circle- time in un piccolo spazio intimo dell’atrio. Giuseppe guida questa seconda parte: i ragazzi in cerchio sono richiamati a fare un gioco. Dovevano presentarsi in modo originale, e poi la sequenza della presentazione doveva ripetersi fino alla successiva presentazione, fino a quando tutti non si fossero presentati. I nomi Dino, Luca, Giulio, sono accompagnati da un salto, una giravolta, una risata: i ragazzi sono molto coinvolti. Dopo questo primo gioco lo scenario cambia: i ragazzi sono chiamati ad immaginarsi passeggiando su via Roma, stringendo la mano di coloro nei quali si fossero imbattuti con diverse indicazioni: assumere un tono felice, triste, angosciato. All’interrogativo “give me bell” promosso da Giuseppe i ragazzi prontamente rispondevano “ding dong” accordando il tono della risposta a quello promosso dallo stesso Giuseppe. Segue poi il gioco successivo, dell’abbraccio prolungato, in cui i ragazzi sono chiamati ad abbracciare per un certo tempo anche persone sconosciute: appaiono a tratti imbarazzati, soprattutto quanto questo abbraccio avvolge un ragazzo ed una ragazza, ma certamente molto caloroso. Al segnale di stop di Giuseppe i ragazzi erano chiamati ad immobilizzarsi. Ho sorriso tanto, ma sapevo che tutto quello aveva un senso, niente era per caso, solo credo i ragazzi abbiano avuto troppo poco tempo per comprenderlo e comprendersi. Giuseppe li guida così nel gioco successivo che prevedeva l’ostacolare il passaggio dell’altro: mi fa sorridere un piccolo ragazzino che cerca con forza di fronteggiare una ragazza più grande di lui e che alla fine ci riesce: noto poi che la stessa ragazzina che era presente al laboratorio di trucco e che aveva affrontato quel laboratorio con superficialità, adesso è lì, continua ad essere lì coinvolta, nonostante la sua precedente esclamazione presso il laboratorio di trucco era stata “ facimm ambress che ce ne jamm”. Nel gioco del flirt successivo, i ragazzi devono guadarsi negli occhi formando delle coppie senza farsi scoprire da altri: alcuni ci riescono, altri falsano il gioco; i ragazzi sono tutti bravissimi. L’ultimo gioco è quello del peso all’indietro: i ragazzi devono piegarsi tirando l’altro verso la propria estremità cercando di mantenere l’equilibrio. Temo per un attimo che uno dei ragazzi possa abbandonare la presa quando uno di loro esclama verso l’altro compagno “falla carè”. C’è un attimo di disorientamento: arriva la navetta della scuola San Giovanni Bosco, Giuseppe deve concludere velocemente il circle, si crea un po’ di tensione e forse anche di ansia per poter concludere tutto in modo efficace, con la pressione della navetta. Giuseppe cerca così di rintracciare delle parole chiave chiedendo ai ragazzi cosa sia piaciuto o no del laboratorio. Mi ha colpito un’esclamazione “non mi piace perché nun o sacc fa”. Un tema interessante: Giuseppe avrebbe voluto aprire una discussione, ma la pressione della navetta non ne ha dato il tempo. Ho pensato per un attimo che ne sarebbe nata una discussione interessante, stroncata sul nascere.
 

19 maggio 2015

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