Laboratorio di Musica e Storia

Grazie al Laboratorio di Musica e Storia i ragazzi imparano a contestualizzare i vari momenti storici con esempi musicali

La Storia è insegnata attraverso la Musica: il laboratorio prevede ore in aula e gite istruttive, come quella che si è tenuta alla Mostra del Rock al PAN.

Timeline

Raccontare la storia attraverso la musica

Osservazione: 17-03-2015
Scuola e classe: Scuola media “Cortese”- IIIB
Attività: Laboratorio di storia
Territorio: San Giovanni a Teduccio (Na)
Ora: 09.00/10.00
Educatore: Vittorio Solombrino
Esperto: Vairetti Irvin
Osservatore: Orsatti Francesca


Arrivata fuori l’aula, non era ancora suonata la campanella, quindi resto fuori la porta. Entra dalla porta Irvin, scusandosi per i minuti di ritardo. Saluta il professore e appoggia su un banco le varie borse che si era portato. Il professore chiede a Irvin se un ragazzo può non partecipare all’attività, in quanto sta finendo il compito, Irvin dice di si. Il professore resta nell’aula. Irvin m’invita a dire ai ragazzi qual è il mio ruolo, anticipando che faccio parte di Maestri di strada. Irvin inizia a prendere il pc e a montare le casse ed io mi presento. Dico il mio nome, che università faccio e che sono una tirocinante. L’insegnante d’italiano fa notare ai ragazzi che mi sto laureando in psicologia e quindi li invita a non comportarsi in maniera strana come loro solito, perché potrei analizzarli. Io dico che non è così e che il mio ruolo è di osservare le loro attività. Un ragazzo aggiunge: “ Si ho capito, quello che tu fai mo è quello che farai come lavoro in futuro” e Irvin risponde: “ Bravo” e girandosi verso di me, dice: “ Hai visto quanto sono intelligenti questi ragazzi?”.All’improvviso, entra dalla porta Vittorio, che saluta i ragazzi. Uno di loro esclama: “Oggi è venut tutta l’associazione!”. Irvin mi fa notare che, attaccati al muro, ci sono vari cartelloni che hanno fatto durante i vari incontri del laboratorio. Mi spiega che ciascuno dei cartelloni riprende una canzone che si rifà a un periodo storico, preciso. In un cartellone, era ripresa la canzone “Canto allo scugnizzo”, che si rifaceva alle quattro giornate di Napoli, di cui i ragazzi avevano visto anche il film insieme. Un altro riprendeva la canzone “Bella ciao”, inerente alla seconda guerra mondiale. Un altro ancora che riprendeva la canzone “‘O surdato nnammurato”, che si rifaceva alla prima guerra mondiale. Appena Irvin termina, un gruppetto di ragazze mi chiama e m’invita a prendere la sedia, da loro liberata. Io le ringrazio e mi vado ad accomodare in un angolo dell’aula. Il professore si gira verso di me e dice: “ Sono confusionari, ma sono bravi ragazzi!”. Irvin annuncia ai ragazzi che oggi ascolteranno e poi lui spiegherà la “Tammurriata nera”; dinanzi alle facce perplesse e dubbiose dei ragazzi, Irvin canta la prima strofa e i ragazzi la ripetono, facendo capire che la conoscono. Irvin racconta la storia di questa canzone, dicendo che è stata scritta alla fine della seconda guerra mondiale, da un signore, il quale, mentre era all’ospedale Loreto mare, vide una donna napoletana che aveva partorito un bambino di colore. I ragazzi sono tutti attenti e ascoltano Irvin. Questi aggiunge che all’epoca, l’Italia era stata da poco liberata dagli americani; la maggior parte di loro era di colore. Distribuisce a ognuno dei fogli con su scritta la canzone e preme play. La canzone inizia. Inizialmente a cantare sono cinque ragazzi,Irvin e Vittorio, ma con il proseguire della canzone partecipa la maggior parte. Finita la canzone, alcune ragazze chiedono se possono risentire da una strofa in particolare e Irvin le accontenta. Finita nuovamente la canzone, Irvin invita tutti a stare attenti e partecipare alla spiegazione del testo. Un ragazzo e l’amico iniziano a parlare tra loro e Irvin chiede cosa succede. Il ragazzo risponde che a Capodichino (nel testo della canzone è citato l’aeroporto di Capodichino) avevano rubato 500 euro al padre e aggiunge che era stato uno zingaro. Irvin dice che può capitare e che il ladro poteva essere benissimo anche un napoletano. Il ragazzo risponde: “ Va bè, napulitan è na cosa, rumen è nat. Infatti mio padre aropp verenn chi era, è iut ad appicciare o campo rom!”. Irvin gli dice che rumeno o napoletano è, in entrambi i casi, un’azione errata. Poi gli chiede: “ Non è giusto andare a incendiare il campo rom, se fosse stato un napoletano, avresti bruciato la città di Napoli?”. Il ragazzo risponde che non c’entra e che il padre aveva incendiato proprio quel campo dove era presente questo ragazzo e lo aveva minacciato, dicendogli che se l’avesse rivisto all’aeroporto (questo ragazzo rumeno era spesso all’interno dell’aeroporto, infatti il padre non era stata l’unica vittima a detta del ragazzo), lo avrebbe picchiato. Irvin dice che non è giusto reagire così e che il colpevole poteva essere chiunque. Riprende poi la spiegazione del testo e fa una serie di domande ai ragazzi, ricevendo sempre una risposta. Vittorio gira per i banchi e riprende i ragazzi, quando questi si ditraggono. C’è molta partecipazione da parte loro. Finita la spiegazione, i ragazzi chiedono di ricantare “Canto allo scugnizzo”. Irvin la mette e m’invita a guardare il video che accompagna la canzone, in quanto è ripreso dal film “Quattro giornate di Napoli”, che i ragazzi hanno visto precedentemente. Alla fine della canzone. Irvin avvisa tutti che nel prossimo incontro vuole organizzare un quiz a squadre. Allora i ragazzi chiedono se il prossimo incontro sarà l’ultimo, Irvin risponde che dipende dalle uscite che faranno e che lo farà sapere la prossima volta. Vittorio ricorda a tutti di portare l’autorizzazione, che lui aveva distribuito tempo prima. I ragazzi si mostrano entusiasti, anche quando ci salutano, appena suona la campanella.
 

19 maggio 2015

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