Una buona causa: curare l'educazione

I Maestri di Strada partono dalle periferie dell'animo, delle città, del mondo, ossia dai luoghi su cui non si posa volentieri lo sguardo, dove gli umani pagano un prezzo di sofferenza per un modello di vita che separa l'essere da se stesso, l'individuo dalle relazioni. I maestri di Strada non sposano nessuna delle grandi ideologie che hanno diviso il mondo piuttosto che unirlo, ma partono dai gesti del quotidiano che tracciano la via della convivenza e con essa la via di una felicità personale possibile.

Maestri di Strada: sogni e miti che muovono le nostre azioni

Sogno
C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
                                        Danilo Dolci
Alla periferia della mente c’è il sogno che confonde i contorni, i colori, i significati e fa balzare alla coscienza ciò che essa stessa voleva tenere nascosto; alla stessa maniera l’unico modo di scoprire le periferie è confondersi in esse per ritrovare l’umano che la città nasconde a se stessa. Come un segugio – stalker - segue le tracce dell’animale braccato in mezzo ai mille odori della foresta, così l’educatore, segue le tracce dell’umano che, nella desolazione delle periferie, tuttavia vive un’esistenza autentica.
Teatro
Ci capita in classe di prendere parte ad un vero e proprio teatro: lo spazio accogliente e protettivo della scuola può aiutare a sperimentare che la piena delle emozioni può essere trattenuta e dominata quando le si dia una rappresentazione simbolica invece che tradurla in azioni. La scuola diventa lo spazio di una dissociazione possibile dal modello violento del contesto. Un luogo in cui si impara ad allentare le maglie della paura e dell’odio.
Sfastirio
Contemplando “in maniera sgomenta la pochezza del mondo degli adulti” molti adolescenti adottano un disinvestimento massiccio da qualsiasi impresa evolutiva, che prende la forma della noia (Pietropolli Charmet, 2008).
A Napoli la noia è ’o sfastirio
È amaro lo sfastidio. È un rifiuto inappellabile, è la forza della rinuncia, lo sprezzo del disinteresse. Funziona come uno specchio: se ci si sente inadeguati, se si ha paura dell'impegno del nuovo e dell'ignoto, se riemerge l'antica diffidenza verso la cultura alta o gli adulti, se la nuova esperienza è seducente e affascinante lasciando intuire un'altra immagine di sé... allora bisogna schernirla e svalutarla (…) . Raramente lo sfastidio è solo capriccio o dispetto. Nella scuola lo sfastidio sembra invincibile. Poggia su bastioni possenti come la muraglia cinese, sul divorzio tra il sapere e la vita , tra la cultura e il progetto di sé, soprattutto qua in periferia
Pensiero
Il cuore ha le sue prigioni che l'intelligenza non apre.
Blaise Pascal
“Sognare ciascuno come oggi non è” il gruppo di pensiero, serve a tenere in vita e a rinnovare il sogno, a ricostituire continuamente quel filo poetico e sognante che è in grado di tirare fuori dalla passività i nostri giovani.
Mito
Cattedrali di senso nel caos delle periferie
La scuola non riesce a creare una “versione del mondo” in cui i nostri adolescenti possano immaginare “un posto per sé”.
Jerome Bruner
Il lavoro degli educatori alle periferie del sapere e delle città è fatto di percorsi spezzati: percorsi cominciati ed interrotti dalla violenza, dal degrado, dall’insipienza del potere. Piuttosto che una linea di pensiero ci restano tra le mani frammenti di fibra ma con questi possiamo intrecciare un robusto canapo a cui aggrappare noi stessi e l’umanità dolorante delle periferie per venire fuori dal caos, per educarci.
Il sogno è per noi la macchina per intrecciare il canapo, produrre senso nel deserto dei significati, trasformare la fatica in una impresa meravigliosa.
Il sogno è per tenerci in vita, raccogliere la sfida orientando il pensiero e le attività, conservare l’integrità e la libertà contro l’inerzia di chi si fa sopraffare dalle circostanze.
Le radici umane ed emozionali della cura dell’educazione non sono eroiche ma stanno nella resistenza e nei legami necessari a proteggere l’umano di cui è intessuta, nonostante tutto, la vita delle nostre città.


Maestri di Strada: cosa fa

Maestri di strada è un laboratorio di ricerca e sperimentazione sociale ed educativa che opera nei contesti reali, tra strada – i luoghi di vita dei giovani e spazio di apprendimento informale - ed istituzioni.
I filoni di ricerca e sperimentazione li designiamo con le immagini che ci sono suggerite dal contesto.
1. Dal chiasso alla parola
Esprimersi, apprendere, creare legami: Sperimentazione di nuovi modi di fare scuola ed educazione partendo da ciò che è confuso ed indefinito, collaborando con le scuole e i docenti, attivando la comunità.
Laboratori che si realizzano in 18 classi di scuola media e 4 del biennio superiore della periferia orientale di Napoli; in essi lavorano assieme il docente di classe, un educatore, un esperto di laboratorio in modo che è possibile intrecciare l’attività informale e creativa con la cura delle relazioni e della cooperazione r con l’apprendimento delle discipline. Attraverso la mediazione dell’educatore gli allievi partecipano anche ad un laboratorio territoriale delle arti ed eventualmente ad attività di recupero in qualche disciplina.
Gli allievi coinvolti in un anno sono tra 300 e 350; i partecipanti ai laboratori territoriali sono un numero fluttuante tra 150 e 200.
Il laboratorio territoriale delle arti è aperto a tutti i giovani del territorio e favorisce la partecipazione a gruppi diversi e l’incontro con altri giovani appena più grandi nel ruolo di peer educator: Nel laboratorio delle arti ai giovani più incerti e confusi viene offerta l’occasione per esprimersi e per sperimentare ruoli diversi da quelli prescritti da ambienti emarginati.
2. Un intero villaggio per crescere Laboratori educativi per il territorio:
Il territorio è la principale risorsa educativa quando ospita una comunità che sostiene la crescita dei giovani e offre loro il potere di rinnovare la comunità stessa.
I punti densi dell’attivazione di comunità sono oggi:
1. Laboratorio Terra-terra per la valorizzazione dell’agricoltura biologica. La sicurezza alimentare, la legalità nel commercio degli alimenti.
2. Genitori se po’ fa - Laboratorio per la partecipazione dei genitori ai progetti educativi
3. Laboratorio di ri-orientamento e di inserimento lavorativo “Me Sfasterio!” (mi annoio)
4. Tirocini formativi in azienda
5. Giovani per i giovani, finanziato dal ministero della gioventù per il sostegno educativo a donne minorenni incinte, a giovani madri in difficoltà, a giovani “messi alla prova”.
6. Laboratorio Formazione di attori-educatori alla pari TRERROTE (Teatro Ricerca Educazione)
7. Laboratorio multimediale per i giovani (web radio, laboratorio rap, blog, youtubbing)
3. L’arte del dialogo e la formazione permanente degli educatori
Maestri di Strada sta elaborando un paradigma pedagogico che contempla la complessità del lavoro educativo, la pluralità delle professioni educative, e la necessità di dialogare con coloro che sono ai margini. In questo modo si formano nei docenti e negli educatori nuove competenze professionali che crescono nella relazione con gli allievi e nutrendosi del contesto.
Maestri di strada diventa una comunità di apprendimento in cui l’apprendimento è circolare: dai giovani agli educatori, dagli educatori ai giovani.
Insegnare ed educare dialogano, e nel dialogo viene prima di tutto l’ascolto: sennò è vero quello che dicono i giovani, che usiamo le parole per avere sempre ragione.
Solo se impara ad ascoltare l’educatore può avere la pretesa di essere ascoltato, e spesso le prime parole che sente da giovani arrabbiati sono spietatamente sincere: non parlare, stai zitto. Cosi si impara la dura arte del dialogo vero partendo dal grado zero della parola.
La fonte di ogni altro apprendimento insieme al dialogo è l’osservazione del campo educativo che viene realizzata dagli educatori stessi e quando possibile da parte di giovani tirocinanti.
La chiamiamo pedagogia dell’ascolto, pedagogia itinerante, pedagogia del viandante, modi diversi di ribadire che le professioni educative sono professioni sperimentali, creative, di frontiera ed insieme ‘povere’ e disarmate – prive di un pesante bagaglio di conoscenze cristallizzate e di apparati di difesa di queste – e si fondano sulla capacità di dialogo e sulla capacità di rinvenire le risorse per crescere in coloro che incontrano.

Queste sono le risorse di strada, quelle che incontriamo strada facendo e che alimentano un complesso apparato riflessivo al cui centro c’è il “gruppo multivisione”, gruppo di pensiero in cui tutti gli operatori riflettono sulla pratica educativa e sul gruppo stesso quale principale contenitore per le emozioni vissute sul campo e rinnovate nelle dinamiche del gruppo stesso.
Da questa origine si dipartono varie linee di sviluppo: seminari formativi interni che si svolgono periodicamente su argomenti emersi nel corso delle sedute multivisione, attività di ricerca, redazione di articoli scientifici, realizzazione di attività formative per altri docenti ed educatori, nuovi progetti educativi per le istituzioni che lo richiedono.
4. Raccontare per non naufragare
L’educazione si svolge in un ambiente sociale e culturale che può sostenerla o no. La cultura dell’educazione nella società contemporanea non sembra offrire agli educatori tutti sufficienti garanzie circa il mandato che ad essi affida, circa i modelli di riferimento. Chi lavora sul campo deve occuparsi anche della cultura generale dell’educazione, per questo Maestri di Strada promuove il cambiamento della cultura dell'educazione.
La produzione scientifica e culturale di Maestri di Strada è centrata sulla narrazione, sul raccontare e raccontarsi che serve innanzi tutto a salvaguardare la salute degli operatori e serve a sostenere altri educatori.
Le periferie dell’animo, delle città, del mondo sono tra loro affini e tutte simili a mari in tempesta in cui la mente può fare naufragio. “E solo io sono scampato a raccontare” dicono i superstiti di epiche avventure. E noi diciamo che nel caos delle emozioni e delle energie psichiche è il racconto che salva, che il poter narrare serve a ritrovare il filo di esperienze altrimenti indicibili.
Le narrazioni costituiscono il primo modo di rielaborare le esperienze, il modo per tener viva ed allargare la comunità educante. Nelle attività di formazione di docenti ed educatori Maestri di Strada non porta nuove teorie o straordinari costrutti pedagogici ma innanzi tutto istituisce la possibilità di elaborare in permanenza le esperienze partendo dalla loro narrazione.
Sono nati in questo modo nuovi progetti educativi (11), percorsi formativi con scuole italiane o con strutture educative (19); ma soprattutto è nata una narrazione pubblica, un’epica dell’educazione che è parte integrante della formazione del Maestri di strada.
5. Racconti e memorie
Dalla continua narrazione e riflessione Maestri di Strada trae periodicamente altre narrazioni, relazioni scientifiche, testi di riferimento, trasmissioni televisive, filmati a cui è affidata la diffusione della “pedagogia del viandante”.

Insegnare al principe di Danimarca (Sellerio 2011) – “Carla Melazzini parla in prima persona, da insegnante che in Chance ha messo tutta la sua professionalità. E insieme parla con quella riflessività vigile ed empatica che è necessaria per poter leggere quel che ci succede e poi condividerlo. Perché non rappresenti solo l’esito felice di un’esperienza singolare.” "Questo libro potrebbe far parte di una cosa che manca; manca un'epica della scuola.”(recensione di Mariapia Veladiano – La Repubblica)

La mappa e il territorio (Sellerio 2014) – Ripensare l’educazione tra strada e scuola: raccolta di contributi di quanti vedono l’educazione come ricerca ed esplorazione piuttosto che come applicazione di un sapere già codificato.

Quaderni di lavoro (stampa in proprio 2013): fare educazione in contesti difficili. Testo di riferimento per i partecipanti ai seminari METIS

Saperi di strada e cittadinanza giovanile - Napoli, 2-3 luglio 2010
Trame di pensiero e strutture per la promozione della cittadinanza dei giovani
All’asimmetria si oppone il fondo comune di umanità: la condizione di “essere con”, di accompagnamento, è incontrare l’altro a partire da ciò che noi abbiamo in comune: la vulnerabilità .. E’ a partire dal riconoscimento della mia vulnerabilità che io posso impegnarmi ad esistere (Agata Zielinski, « Avec l'autre: la vulnérabilité en partage »)

La Mappa e il territorio – Napoli 3-4 luglio 2012
Ripensare l’educazione fra strada e scuola
L’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo dei giovani. Nell’educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balia di se stessi, se li amiamo tanto da non strappargli di mano la loro occasione d’intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d’imprevedibile per noi: e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti. (Hannah Arendt)

Ai confini dell’educazione - Genova 14-16 gennaio 2015
L’assurdo ch’è nel mondo, sfida la ragione, rivela la fragilità delle costruzioni sociali, e della maschera sociale di ciascuno e lascia ciascuno solo di fronte alla propria coscienza. Trovare un filo che non c’è, un senso che non è stato pensato da nessuna mente, un significato che non appartiene alla cosa in sé ma è una costruzione dell’intelletto umano, queste sono le sfide che incontriamo ai confini del mondo e dell’umano.
Uomini pieni di coraggio, quel coraggio che consiste nel guardare in faccia alla propria debolezza piuttosto che esibire inutili muscolature, hanno esplorato questi confini e “sono scampati a raccontarlo” o meglio la capacità di narrazione ha consentito loro di scamparla.

Seminari METIS – Metodologie Educative Territoriali di Inclusione Sociale (Italia ottobre 2013 – luglio 2014)
Seminari formativi residenziali che hanno coinvolto per 32 ore in due sessioni 500 docenti distribuiti in 6 città dal nord al sud.
L’esperienza dei Maestri di Strada e dei tanti che – in Italia e nel mondo - si cimentano con il compito educativo a partire dal disagio esistenziale, dimostra che i percorsi di conoscenza sono possibili, che è possibile iniziare alla conoscenza di sé le persone che vivono nelle periferie del mondo e che, vivendo una esistenza marginale, restano in contatto – doloroso, emarginante e spesso socialmente inaccettabile – con le proprie parti emozionali, quelle stesse che un’ educazione formale relega nel non detto e nell’indicibile.
Nel momento in cui ci proponiamo di occuparci di ‘dispersione scolastica’ dobbiamo più in generale occuparci dei fenomeni di mancata integrazione tra apprendimenti concettuali e conoscenza di sé, che genera una emarginazione interiore o primaria, dalla quale a sua volta scaturisce l’immediata emarginazione scolastica e sociale, oppure fallimenti a lungo termine, spesso all’origine di fenomeni diffusi di disagio esistenziale o di dipendenza compulsiva dai consumi e dal potere.


Maestri di Strada: chi siamo
Lungo gli anni si è consolidato un gruppo di lavoro costituito da 20 “Maestri di strada” nuovi professionisti che sono insieme educatori, ricercatori, progettisti, mediatori e che agiscono sistematicamente come gruppo e che crescono professionalmente attraverso un gruppo di lavoro chiamato “gruppo multivisione” che applica una tecnica di apprendimento dall’esperienza già sperimentata in ambito sanitario. Fanno parte del gruppo uno psicopedagogista con 30 anni di esperienza nell’insegnamento e nella progettazione educativa in ambienti sociali complessi, una ricercatrice e docente universitaria nel campo della psicologia dello sviluppo e dell’educazione altri operatori con titoli accademici in campo psico-educativo con minimo 5 anni di esperienza specifica nei progetti educativi di inclusione sociale.

Sabrina Acampora, Chiara Carlomagno, Filomena Carillo, Antonia Cuccioli, Barbara de Caprio , Barbara di Domenico, Emilia di Furia, Giuseppe di Somma, Ilaria Iorio, Nicola Laieta, Filomena Luongo, Lorena Luongo, Patrizia Luongo, Mariangela Lamagna, Pasquale Marigliano, Cesare Moreno, Stefania Notaro, Santina Parrello, Claudia Riccardo, Maria Rivitti, Antonella Saporito, Fortuna Solipano, Vittorio Solombrino , Irvin Vairetti , Viola Villamaina, Antonella Zaccaro.

A questo nucleo stabile si affiancano altri 20 operatori con jncarichi di minore impegno: tirocinanti (provenienti da studi psico-socio-educativi) , da giovani laureati e volontari impiegati nel lavoro di osservazione delle esperienze sul campo e di reporter delle osservazioni nel gruppo di lavoro multivisione.

Annarita Anatriello, Vittoria Animato, Ilaria Arra, Simona Batticore, Renato Bisogni , Fabrizio Botta , Giuseppe Cerillo, Giuseppe Cerrone, Carmela de Sena, Paola de Magistris, Sofia De Fillipis, Hermes La Catena, Raffaele Molisso, Simone Mosca, , Francesca Vosa e tantissimi altri.

 

Documenti

Pubblicazioni e comunicazioni scientifiche Elenco delle pubblicazioni e degli interventi in seminari e convegni scientifici Download

Timeline

Formazione Docenti - Riflessione in azione con i docenti

Progetto di accompagnamento formativo al lavoro didattico


In una realtà complessa e difficile come quella che oggi contraddistingue la scuola italiana con le mille richieste e problematiche da dover accogliere, L’Associazione Maestri di Strada si propone di sviluppare con docenti, dirigenti, educatori percorsi di formazione che favoriscano un processo di riflessione in cui interagiscono i percorsi di crescita degli allievi, lo sviluppo professionale e la crescita di una comunità di apprendimento in grado di contenere le tumultuose emozioni connesse ai processi di crescita e sviluppo.
Questa metodologia è strettamente connessa all’analisi della dispersione scolastica attuale, che è una forma di ritiro sociale – chiusura, opposizione, noia, inappetenza al conoscere - che deriva non solo da disagi socio-economici, ma anche da una più generale crisi del rapporto tra generazioni e delusione circa le prospettive future.
Lo scopo principale di una siffatta formazione è accompagnare i partecipanti in un processo di riflessione professionale che riguarda le condizioni necessarie a ricostituire il desiderio di apprendere nei giovani allievi ed insieme promuovere la capacità dei docenti di stabilire l’agibilità dei contesti per poter insegnare.
Le esperienze portate avanti per quindici anni ci confermano ogni giorno di più che le professioni educative sono professioni riflessive; il docente e l’educatore sono autori di se stessi, accrescono le proprie competenze attraverso la riflessione e la condivisione dell’esperienza lavorativa con un gruppo di lavoro; non dipendono da manuali già codificati, la loro deontologia viene esplicitata e tenuta in vita attraverso le pratiche riflessive che incentivano la costruzione di una comunità educante che possa condividere emozioni, frustrazioni, speranze, sogni: una comunità che apprende e cresce. Questa comunità istituisce un nuovo soggetto professionale, che non è la somma di diverse professionalità, ma una professione gruppale in cui c’è una forte interdipendenza e reciprocità.
Il percorso che proponiamo ha come obiettivo quello di accompagnare l’innovazione, lavorando sulle strutture concettuali ed emozionali perché la trasformazione della professione docente nei singoli individui e nella comunità cooperativa che la riforma auspica, sia il motore di cambiamenti possibili, con un processo di pensiero riflessivo che coinvolga l’intera comunità educante.


Obiettivi
Sviluppare l’autonomia della professione docente rafforzando l’esperienza del professionista riflessivo:
• Promozione dell’osservazione pedagogica e del suo utilizzo nella didattica
• Sollecitare le attività riflessive e di pensiero riguardanti le pratiche didattiche
• Valorizzazione di attività professionali di gruppo tra i docenti.
1. Promuovere il benessere di docenti ed allievi
• Provare a sviluppare insieme metodi di lavoro per affrontare le difficoltà di relazione in classe e diminuire il disagio dei docenti e degli allievi.
• Trovare le mediazioni necessarie a lavorare nelle condizioni esistenti quando non è possibile immaginare che queste cambino.
• Costruire insieme, poiché ci sono più occhi che guardano, un’immagine complessa degli allievi per capire meglio come interagire con loro
• Collaborazione con nuove figure professionali, per una visione dei problemi educativi da punti di vista diversificati.
2. Migliorare le metodologie didattiche
• Utilizzare le facoltà metaforiche della mente per costruire spazi simbolici - o spazi traslati - in cui, sia i giovani sia i docenti, possano stabilire nuove connessioni tra le proprie emozioni e quanto vanno apprendendo dalle discipline. Attraverso queste esperienze si rallenta l’urgenza del fare e si favorisce lo sviluppo del pensiero riflessivo.
• Rafforzamento della metodologia laboratoriale come modalità di lavoro finalizzata a favorire la riattivazione del desiderio di apprendere e l’inclusione dei giovani alunni demotivati
• Utilizzare le nuove tecnologie per sostenere la flessibilità dei percorsi, la loro personalizzazione, la trasparenza della valutazione, la leggibilità delle qualifiche


Contenuti
Durante il percorso di formazione, a seconda delle disponibilità della scuola, sarà possibile sviluppare ed approfondire uno o più moduli formativi di seguito brevemente enunciati
Gli argomenti che seguono hanno dei titoli più o meno consueti, ma il breve abstract dice di quanto intendiamo avvicinarci al significato profondo di questi argomenti.
Ognuno di questi argomenti può svilupparsi idealmente in tre - o meglio quattro incontri - se sviluppato singolarmente. Se invece più argomenti sono combinati in unico corso è possibile che ogni argomento sia sviluppato in due o un incontro poiché la continuità del percorso consente di utilizzare l’energia di legame che si stabilisce in un percorso lungo e utilizzare trasversalmente le conoscenze sviluppate in singoli ambiti.
1. Il benessere del docente: la condizione del docente come elemento attivo nella relazione educativa
Il docente entra in classe con tutto il suo essere. Se la relazione educativa è una relazione complessa fatta di conoscenze, relazioni, emozioni, il suo star bene o star male modifica profondamente la relazione: il docente usa se stesso come strumento professionale e la buona manutenzione dei ferri del mestiere è decisiva per la buona riuscita dell’opera. Bisogna occuparsi del benessere dei docenti se non altro per questo. Purtroppo non c’è molta attenzione alla sua buona salute e i fattori di stress e di malessere si moltiplicano al punto che si potrebbe definire la professione docente come lavoro usurante. Spesso neppure i docenti stessi sono sufficientemente consapevoli di quanto sia importante il proprio benessere psichico. Lo scopo di questo modulo formativo è quello di osservare la vita scolastica sotto questa ottica e capire cosa e perché stanca e delude – gerarchia, colleghi, allievi, genitori …. - e aiutare a trovare in se stessi gli strumenti per migliorare il proprio stato quando i fattori esterni non sono modificabili.
2. La funzione docente come funzione comunitaria
Diverse forme di cooperazione tra docenti, con diverse figure professionali, con operatori del territorio.
3. Gestione della classe
Che cosa è una classe? Un insieme di individui impegnati a studiare? Un insieme di individui preoccupati soprattutto di incontrare dei coetanei per fare tutto quanto è possibile tranne che studiare? E’ un gruppo organizzato che fa il possibile per far male ai docenti? Come bisogna conosce i propri alunni? Raccogliere informazioni significa conoscerli? Il docente, qualsiasi sia la sua disciplina, deve interessarsi alle interazioni tra gli allievi oppure no? Ci sono attività rivolte alla persona – non solo la parte studente di questa – che i docenti possono proporre?
Lo scopo di questo modulo è aprire una riflessione sulle relazioni in classe e sul modo di governarle in modo produttivo.
Gestione della classe: conoscenza alunni e delle caratteristiche socio cognitive; interazioni nel gruppo classe come si gestisce una classe per come si presenta; gli strumenti socio educativi da mettere in campo: circle time, focus group, assemblee. La classe in relazione alla scuola, quale ruolo hanno ordine, pulizia e disciplina nella scuola?
4. Metodologie educative territoriali
Utilizzare il territorio, le presenze umane e sociali in esso come risorsa educativa, per progettare percorsi educativi personalizzati adatti ai ciascun giovane singolarmente considerato
5. Didattica attiva e laboratori per l’apprendimento e le professioni
Un laboratorio è un luogo in cui si trasformano le idee attraverso le esperienze “ sensate esperienze e necessari dimostrazioni” diceva Galileo.MA un laboratorio è anche un luogo sociale dove si stabiliscono speciali relazioni e si provano specifiche emozioni. Un laboratorio è profondamente diverso da una lezione perché coinvolge un gruppo in una trasformazione complessa. Lo scopo di questo modulo è discutere punto per punto quali sono le condizioni perché un laboratorio sia anche un luogo di pensiero e di relazioni cooperative.
6. L’apprendimento tra Formale informale
Si apprende in ogni circostanza, si apprende in ogni età della vita; si apprende perché si è giovani, perché si è uomini, perché si è vivi. La vita in fondo è un sistema di apprendimento.
Questa verità elementare ed ovvia è restata schiacciata sotto il peso dei saperi accumulati e imbrigliata in un sistema di vita centrato sulle cose. Molti giovani non apprendono, non hanno voglia di apprendere perché sembra loro che apprendere sia rinuncia ad essere se stessi.
Una scuola ed una società vivi devono apprendere ogni giorno dal contesto e dall'esperienza.
In questo modulo si propone di individuare i modi per rilevare i saperi informali e soprattutto per metterli in valore attraverso strumenti personalizzati. Si riflette anche su quelle modalità di lavoro che utilizzano le caratteristiche degli apprendimenti informali per lo sviluppo degli apprendimenti formali.
7. Il lavoro nei processi di socializzazione, partecipazione e per lo sviluppo della mente
Laboratorio anche una esperienza lavorativa quando all’impegno produttivo si accompagna una processo di riflessione e di documentazione. L’alternanza scuola lavoro è la forma codificata di apprendimento dal lavoro, ma esistono molte altre possibili esperienze per utilizzare il lavoro quale modalità di apprendimento delle disciline e delle relazioni
8. Far crescere: ruolo dei rituali nei processi educativi
Apprendere cose nuove significa anche apprendere qualcosa circa il potere della propria mente e del proprio corpo. C’è bisogno di verifiche e conferme perché un apprendimento sia tale e perché la persona che è protagonista del processo sia consapevole di essere cresciuta. Prove, valutazioni. esami fanno parte di un repertorio di dispositivi che segnano i passaggi e aiutano i giovani ad avere consapevolezza di se . Il valore umano di queste cose si è perso sommerso dalle incombenze burocratiche e dai bisogni di ascesa sociale. Lo scopo di questo modulo è riflettere sul significato di dispositivi di verifica, valutazione etc.. recuperarne il valore simbolico e stabilire quali sono i modi per attivare la loro significazione.
9. L’espressività: il posto dell’espressività nei processi di partecipazione ed inclusione sociale
Mentre la persona affronta i compiti patici del quotidiano, mentre cura la propria crescita nella comprensione del monco e nelle conoscenze professionali, resta qualcosa di inespresso e non esprimibile in termini razionali che generalmente si esprime attraverso l’arte e la poesia. Ciò che resta inespresso nella vita può esprimersi nell’arte. Possiamo considerare l’arte una materia scolastica oppure un percorso professionale, oppure un consumo culturale, ma poter esprimere l’umano attraverso l’arte è un bisogno primario, così come è un bisogno primario il bello.
In questo modulo si vuole esplorare il posto che le arti e la poesia possono avere in un percorso di crescita personale ed i modi di riconoscere ai giovani il proprio potenziale espressivo.
10. Favorire l’integrazione e l’ibridazione di diverse esperienze: esempi di laboratorio
L’insegnamento è collettivo, l’apprendimento è individuale. Basta riflettere su questa proposizione per capire che un insegnamento individuale è quasi una contradizione in termini. Cosa può fare la scuola ed il docente per favorire l’apprendimento individuale? Innanzi tutto deve riconoscere e incoraggiare tutte le forme di sperimentazione, sincretismo, contaminazione che gli allievi possono realizzare a partire da una conoscenza anche parziale delle diverse discipline. I docenti stessi possono proporre e sperimentare interazioni diverse fondate sulla solidarietà professionale e la creatività piuttosto che sulle combinazioni interdisciplinari: sono le buone relazioni tra le persone a produrre nuove configurazioni del sapere e quasi mai il viceversa.
In questo modulo esemplifichiamo alcuni percorsi di questo tipo ed incoraggiano ciascun docente a tirare fuori, anche in modo frammentario ed incompleto, analoghe esperienze così da costituire un repertorio significativo di laboratori creativi.
Gli esempi già disponibili sono:
Matematici per la città in cui si unisce una presentazione rigorosa della disciplina con esperienze fisiche e sensoriali nella città
Musica, storia e narrazioni: laboratorio espressivo per combinare la conoscenza dei fatti storici con le espressioni artistiche e canore che hanno caratterizzato periodi storici particolarmente significativi; utilizzo di moderni mezzi espressivi – rap, web radio ed altro – per narrarsi e partecipare alla storia presente;
Gaia scienza con materiali poveri: rintracciare principi e conoscenze scientifiche attraverso esperimenti con materiali poveri,
Scritture in corso: laboratorio di scrittura situata:
Dalla comunicazione alla scrittura, dalla pagina al testo; utilizzo della pagina di giornale come testo complesso che aiuta a delimitare e collocare le capacità di narrazione e scrittura; produrre un giornale personale per combinare interessi e conoscenze diversi e non sintetizzabili in un testo lineare.
Messe in scena
Il teatro per mettersi in scena e disporre di uno spazio metaforico, traslato, in cui esprimere ciò che è difficile esprimere e riconoscere nella propria vita interiore.


Metodologia
La metodologia base che si propone è il seminario di lavoro in cui si tiene conto di tutti questi aspetti e attraverso il lavoro di gruppo diventa possibile riconoscere, affrontare ed elaborare il possibile conflitto tra i diversi punti di vista – interno a ciascun partecipante e implicato nelle relazioni con gli altri.
Il seminario di lavoro è caratterizzato dalla costituzione di un “gruppo di pensiero multivisione” che sia in grado di metabolizzare ed elaborare tutte le sollecitazioni di un campo d’azione complesso sia in senso strutturale sia per le correnti emotive che lo percorrono.
Nel lavoro di gruppo proposto, i docenti hanno l’opportunità di riportare quelle situazioni che sfidano le conoscenze acquisite e la capacità di tenuta del docente stesso, supportati dal conduttore di gruppo il quale ha il compito di orientare e arricchire la discussione.
La riflessione condivisa è finalizzata a riportare, in un contesto protettivo quale è il gruppo, la complessità del campo di azione del docente provando a far esperire a ciascuno la possibilità di essere contenuti e al contempo sollecitati ad aprire la propria mente accogliendo nuove ipotesi interpretative e nuovi punti di vista e nuovi modi di rispondere ai bisogni educativi degli allievi.
Maestri di Strada propone dispositivi piuttosto semplici che possono aprire i partecipanti alle complesse problematiche connesse ai processi di innovazione e cambiamento. In particolare è importante considerare che il cambiamento insieme agli entusiasmi suscita necessariamente anche molte inconsce resistenze.
Le resistenze riguardano anche lo stesso processo di sviluppo professionale che è il primo ad essere esposto alle resistenze. Per questo motivo il percorso formativo che proponiamo prevede un succedersi di momenti diversi finalizzati a creare le condizioni psichiche necessarie ad accogliere nuovi assetti mentali.
1. Rituali di rilassamento per favorire le transizioni ed i passaggi:
Gli esercizi di rilassamento svolti all’inizio di ogni sessione si presentano come un piccolo rito di passaggio finalizzato a ricordare a ciascun partecipante che nel contesto di formazione apprendimento proposto vogliamo costruire un clima di parità in cui ciascuno può e deve sentirsi protagonista e co-costruttore dei processi di pensiero, non semplice ricettore passivo di ciò che è stato elaborato da altri.
2. Percorsi narrativi e rappresentativi in gruppo:
Nella nostra metodologia, la narrazione e il teatro hanno acquisito un ruolo centrale poiché inteso come spazio complesso in cui vengono agite metafore , spazi proiettivi e spazi di mediazione che consentono di esprimere “assimilare” e “accomodare” schemi e strutture di pensiero, di emozioni, di comportamento.
In tal senso il setting formativo in alcuni frangenti si trasformerà in “laboratorio teatrale” in cui attivare processi che vanno strutturati secondo i principî estetici di rappresentazione teatrale.
In questa cornice conduttori e i docenti in formazione diventano spett-attori assumeranno cioè vicendevolmente il ruolo di sceneggiatori, attori e spettatori , innescando una interazione attiva che diventa in quel frangente, il canale principale per la trasmissione degli apprendimenti.
3. Nuovi strumenti concettuali
Durante il lavoro formativo si presentano metodologie e tecniche necessarie per il lavoro educativo. Anche in questo caso adottiamo un approccio che mette in primo piano la dimensione narrativa partendo da una situazione o un racconto prodotto direttamente dai protagonisti. Nelle sedute successive alla prima, in linea generale, il materiale narrativo proviene dalle stesse esperienze dei partecipanti e/o dalle osservazioni condotte dagli operatori dei Maestri di Strada.
4. Gruppi di riflessione “Multivisione”
Nella convinzione che prendersi cura di chi si prende cura sia indispensabile per sostenere il lavoro educativo e prevenire il disagio proponiamo i gruppi di multivisione.
La metodologia scelta è quella dei gruppi Balint(1958), nati per sostenere gli operatori di ambito sanitario, ma usati poi anche in ambito educativo. Entro questi gruppi, condotti da uno psicologo esperto, si realizza una multivisione, ossia si costruisce un clima di fiducia entro il quale ciascuno sente di potersi esprimere liberamente sull’esperienza educativa in corso. Il lavoro di gruppo si svolge alla presenza di un osservatore non partecipante, che stende in seguito un resoconto narrativo.
Obiettivo principale è quello di offrire uno spazio, di solito assente a scuola, utilizzabile per:
- uscire dalla solitudine di ruolo per scoprire punti di vista e situazioni diverse e/o simili alla propria, passando da una prospettiva singolare ad una plurale;
- narrare esperienze significative, esprimendo le proprie difficoltà professionali, inevitabilmente connesse alla relazione educativa che tiene dentro docente, allievo, classe e istituzione scolastica;
- pensare, riflettendo sulla propria quotidiana esperienza di lavoro, creando un ponte tra teoria e prassi, costruendo nuove configurazioni di senso attraverso cui rileggere le abituali configurazioni relazionali ed istituzionali.
5. Restituzioni
Infine, il percorso formativo si conclude con una restituzione. Con questo termine, intendiamo la condivisione con i partecipanti finalizzata a dare a ciascuno il senso del processo di apprendimento vissuto dal gruppo.
La restituzione è un processo doppiamente complesso: da un lato, compone assieme gli aspetti emotivi e cognitivi che sono tali del resto anche nel lavoro di apprendimento/insegnamento; dall’altro essa è un prodotto riflessivo sociale in cui i diversi contributi dei singoli confluiscono in un pensiero gruppale in cui i molteplici punti di vista, anche e spesso contraddittori, coesistono in quanto è il campo emozionale del gruppo che riesce a contenerli.
Va sottolineato, inoltre, che la restituzione non è una mera ‘sintesi’ del lavoro di gruppo, ossia un discorso logico-sequenziale che rappresenta una visione generale in luogo di tante visioni parziali, ma è una multi-visione di diversificate prospettive . E ciò è utile a mantenere aperto il processo di conoscenza e soprattutto, a far sentire tutti i membri del gruppo che è possibile la coesione entro la molteplicità al di là di operazioni concettuali. Altresì, si tratta di un’esperienza preziosa per chi lavora in campo educativo, in quanto riproduce al suo interno quelle condizioni di instabilità ed incertezza che sono proprie delle fasi giovanili dell’esistenza umana e consente di stabilire un continuo scambio empatico tra il gruppo degli adulti-educatori ed il gruppo delle giovani persone in formazione
Va da sé che questo processo riflessivo e contenitivo non può svolgersi una volta per tutte, ma è un processo che accompagna in permanenza qualsiasi professionista voglia affrontare una realtà resa complessa dall’intreccio di fattori emozionali, relazionali e cognitivi. L’obiettivo dei Maestri di strada è che tale modus operandi, possa essere sperimentato insieme per poi divenire una modalità di lavoro consolidata nella scuola.


Scansione temporale degli argomenti
Gli argomenti verranno trattati nello spazio “nuovi strumenti concettuali’ ed ha la funzione di offrire un punto di riferimento per la narrazione dei docenti che si svolge nei gruppi. L’ordine degli argomenti potrà subire variazioni anche notevoli come conseguenza dell’andamento dei gruppi di discussione e quindi degli argomenti che sono di maggiore interesse per i docenti partecipanti.
Ipotesi 8 incontri (vedi tabella costi)
Con cadenza mensile o trisettimanale, con conclusione a fine anno scolastico o ad inizio del successivo
1. Sviluppare la comunità educante per promuovere Il benessere del docente
2. Gestione della classe; Far crescere: ruolo dei rituali nei processi educativi;
3. L’espressività: il posto dell’espressività nei processi di partecipazione ed inclusione sociale
4. Metodologie educative territoriali
5. L’apprendimento tra Formale informale
6. Didattica attiva e laboratori per l’apprendimento e le professioni
7. Il lavoro nei processi di socializzazione, partecipazione e per lo sviluppo della mente
8. Favorire l’integrazione e l’ibridazione di diverse esperienze: esempi di laboratorio
Ipotesi 5 incontri (vedi tabella costi)
Con cadenza mensile e conclusione a fine anno scolastico
1. Sviluppare la comunità educante per promuovere Il benessere del docente
2. Gestione della classe; Far crescere: ruolo dei rituali nei processi educativi; L’espressività: il posto dell’espressività nei processi di partecipazione ed inclusione sociale
3. Metodologie educative territoriali di inclusione sociale
4. L’apprendimento tra Formale informale; Il lavoro nei processi di socializzazione, partecipazione e per lo sviluppo della mente
5. Didattica attiva e laboratori per l’apprendimento e le professioni; Favorire l’integrazione e l’ibridazione di diverse esperienze: esempi di laboratorio

 

21 gennaio 2016

Maestri di Strada in cifre


L’esperienza dei Maestri di Strada dura da ormai 17 anni nel corso dei quali, attraverso l’osservazione, la riflessione, la scrittura si è creata una tradizione al centro della quale c’è una conoscenza approfondita degli allievi, dei contesti, delle condizioni vissute da docenti, educatori, genitori che hanno curato l’educazione di giovami persone altrimenti emarginate. Il lavoro svolto è testimoniato da pubblicazioni, relazioni scritte, seminari scientifici, fotografie, filmati e soprattutto dalla continuità di relazioni e di lavoro con un territorio difficile e con gli operatori che tenacemente hanno continuato un’impresa che le istituzioni non hanno saputo sostenere.
Le cifre che diamo sono approssimative perché qui non importa il dettaglio, ma sono documentate e la documentazione stessa costituisce un significativo materiale di studio.
I nostri interlocutori
1.000 Allievi del Progetto Chance hanno completato il percorso di recupero della licenza media. Il 95% ha superato gli esami (1998-2009)
140 Allievi hanno seguito in 7 corsi sperimentali triennali un percorso di formazione professionale interamente progettato ed organizzato da Maestri di Strada e Istituti Professionali (2003-2007)
120 Allievi hanno seguito per un anno il percorso Chance organizzato con fondi regionali in sei scuole della città e della provincia di Napoli (2009-2010)
1.500 Allievi (300 all’anno per 5 anni) hanno partecipato al progetto E-VAI che si realizza nelle scuole medie e superiori della periferia orientale di Napoli. Di questi 500 hanno seguito anche il Laboratorio Territoriale delle arti o appositi corsi di recupero disciplinare. Altri 400 allievi (200 per due anni) hanno partecipato ad attività di cittadinanza, immotivazione, artistiche di minore intensità.(2010-2015)
10 Sono le scuole con cui abbiamo collaborato, per 8 di queste la collaborazione dura da 5 anni. (2010-2015)
60 Sono i docenti di queste scuole con cui esiste una collaborazione continua. (2010-2015)
Diffusione delle metodologie realizzando progetti con le scuole
L’esperienza maturata ed elaborata nelle attività direttamente gestite da Maestri di strada viene rimessa in circolo in vari modi, innanzi tutto rispondendo alle richieste di scuole che intendono sperimentare nuove metodologie educative.
11 Progetti educativi di lotta alla dispersione scolastica promossi da scuole o da altri enti a Milano, Genova, Bologna, Roma, Napoli, Cerignola, Castellaneta, Taranto, Cosenza.
50 Organizzazioni del privato sociale a Cosenza, Napoli, Roma, Genova, Milano, Padova, Trieste, Portogruaro, Torino, Firenze, Ancona … con le quali abbiamo condiviso progetti ed iniziative formative e con le quali esiste una collaborazione stabile
10 I progetti internazionali a cui abbiamo partecipato insieme a circa 50 organizzazioni legate al partenariato
800 I docenti che hanno partecipato a 19 percorsi formativi promossi dalle scuole e realizzati da Maestri di Strada
500 I docenti che hanno partecipato ai seminari formativi METIS (Metodologie Educative Territoriali di Inclusione Sociale) organizzati da Maestri di Strada in sei città italiane
4.000 I cittadini ed i professionisti coinvolti in singoli eventi di divulgazione o pubblicizzazione delle pubblicazioni.
Diffusione delle metodologie attraverso pubblicazioni
Le attività realizzate da Maestri di Strada sono sempre accompagnate dalla produzione di materiali scritti, immagini, filmati che sono utilizzate anche nella partecipazione a convegni, per pubblicazioni scientifiche e divulgative:
6 convegni scientifici internazionali
2 I convegni scientifici organizzati da Maestri di Strada
3 Volumi pubblicati: due con Sellerio, un “quaderno” in proprio
30 Articoli pubblicati in riviste scientifiche di settore e divulgative
35.000 Visualizzazioni per i filmati pubblicati su You-tube
Chi sono i Maestri di Strada
Questa massa di lavoro è prodotta da un numero importante di collaboratori stabili, molti occasionali ed un certo numero di volontari e di tirocinanti.
20 Sono i collaboratori stabili tra cui ricercatori universitari, docenti di lungo corso, educatori di lunga esperienza
20 Sono i collaboratori impegnati in attività di breve durata
20 Sono i tirocinanti di diversa provenienza
10 I collaboratori volontari
Innumerevoli coloro che direttamente o indirettamente, da vicino e da lontano sostengono ed incoraggiano il nostro lavoro

 

24 aprile 2015

Come sostenere i Maestri di Strada

Finanziamenti esistenti
I progetti realizzati dai maestri di strada sono tutti finanziati attraverso progetti, o da privati o da istituzione pubbliche che mettono a bando alcuni servizi.
Fondazione San Zeno
Fondazione Prosolidar
Ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca
Presidenza del Consiglio - Dipartimento della Gioventù
Lavorare per progetti significa che ogni euro amministrato deve essere rendicontato secondo ciò che è previsto dal progetto, di conseguenza sono finanziate solo le azioni funzionali al progetto. In pratica, nonostante passi nelle casse dell’associazione un volume notevole di danari, molto poco resta per il pagamento di tutto il lavoro di ricerca, documentazione, divulgazione che riteniamo il cuore della nostra missione.
Autofinanziamento
Questa parte delle attività viene finanziata essenzialmente dal lavoro non remunerato di coloro che in altri contesti potremmo chiamare la dirigenza della struttura; molte delle attività esterne di formazione e supporto ai progetti di altri resta nelle casse dell’associazione invece di essere redistribuita a coloro che hanno svolto quel lavoro. Inoltre raccogliamo il 5 per mille e qualche donazione privata. Con le risorse così messe assieme organizziamo le attività di ricerca, il lavoro di documentazione, di diffusione e le nuove progettazioni, e paghiamo quelle spese generali – affitto sede, tecnologie, forniture etc … che non sono finanziabili per intero dai progetti.
Finanziamento collettivo - crowdfunding
Infine abbiamo appena avviato un lavoro di raccolta diretta di fondi che ci consente di sviluppare attività per le quali non abbiamo reperito specifici finanziamenti e che rappresentano importanti settori di sviluppo. Ad esempio il progetto tirocini formativi viene finanziato con un fondo costituito da alcune donazioni private.
Con la pubblicazione del “documento di buona causa” avviamo in forma pubblica il finanziamento collettivo (crowdfunding) con le modalità di seguito specificate.
Progetti ed attività con finanziamenti collettivi:
1. Maestri di Strada
Maestri di Strada – Attività generali di sviluppo: nuove progettazioni, sostegno alle attività in rete, diffusione delle metodologie.
Minimo importo significativo € 5.000,00
Obiettivo per il 5 per mille € 15.000,00
2. Ricerca e documentazione:
Ricerca e documentazione: ricerche su temi emergenti (burnout dei docenti e degli studenti; raccolta, studio e organizzazione delle narrazioni;
Importo minimo significativo: €4.000,00
3. Sostegno alla genitorialità
Sostegno alla genitorialità: progetto trasversale a quasi tutte le attività sul campo che prevede lo sviluppo della figura del “genitore sociale” impiegato dall’associazione fin dal 1998 quale ‘professionista complementare’.
Importo minimo significativo: € 3500,00
4. Tirocini per giovani professionisti
Tirocini per giovani professionisti: il tirocinio di studenti e giovani laureati presso Maestri di Strada richiede cura e supporto formativo.
Importo minimo significativo: € 3000,00.
5. Formazione permanente
Formazione permanente dei professionisti: per poter svolgere il lavoro da “maestri di strada” sia per i giovani che si avvicinano alla professione di educatori, sia per coloro che sono già impiegati nel settore è necessario un percorso di accompagnamento piuttosto lungo ed impegnativo che non può essere previsto dai singoli progetti che hanno durata ed obiettivi limitati.
Importo minimo significativo € 5.000,00
6. Tirocini formativi aziendali
Tirocini formativi aziendali per giovani già impegnati nei diversi progetti attivati: Fondi già raccolti : € 7.300,00.;
Importo minimo significativo €1.000,00 per due allievi.
Per il tuo supporto ai Maestri di Strada, puoi scegliere il tuo progetto preferito e varie modalità di sottoscrizione:
Bonifico bancario
Banca Prossima – Filiale di Napoli
IBAN:  IT64 V033 5901 6001 0000 0075 313
C/C intestato Ass. Maestri di Strada
PayPal
Se hai un conto PayPal o una carta di credito collegata a PayPal, puoi fare una donazione libera per uno dei nostri progetti o all’associazione accedendo al nostro sito www.maestridistrada.it
Acquistando le pubblicazioni di Maestri di Strada
Acquistare le pubblicazioni o lasciare una donazione libera ai nostri convegni e seminari significa sostenere le attività generali dell'Associazione
Donando il tuo 5x1000
Per donare il 5x1000 dell'IRPEF inserire nell’apposito riquadro il codice fiscale: 04460671219 e firmare


 

24 aprile 2015

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Compila i campi richiesti e fai la tua donazione. Poco o tanto non importa, il tuo supporto renderà possibile il sereno svolgimento delle nostre attività formative per ragazzi a rischio dispersione.

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15 dicembre 2017

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