Non ci disperdiamo? Precari e dispersi

Ieri alle 13 - con supplementi al cardiopalma fino alle 15 – L’associazione Maestri di Strada, insieme ad altri sei partner ha spedito a “Fondazione per il Sud” un plico con la richiesta di finanziamento per un progetto di intervento in un Istituto professionale finalizzato a prevenire e ridurre drasticamente la dispersione. Abbiamo tradotto in formule, caselle di questionario, voci di bilancio, il lavoro fatto a luglio con le Giornate di Studio ed il meglio di dodici anni di esperienze sul campo. Fare qualcosa perché tutti i nostri giovani diventino veri cittadini è possibile. Noi tentiamo la strada di questo piccolo progetto per tenere accesa 'la fiammella pilota', per ricordare che dopo la fine di Chance, non è finito il problema, se questo progetto decolla, ma ci vogliono almeno tre mesi prima che possa accadere, potremo occuparci di trecento giovani di cui 100 a rischio – certezza – di dispersione, ma nel frattempo, in un centinaio tra istituti professionali, tecnici, polispecialistici della sola provincia di Napoli ci sono otto-diecimila giovani che sono candidati prima all’’esclusione dalla scuola e poi all’esclusione da una piena partecipazione alla vita civile.

L’esperienza e la conoscenza diretta di docenti, capi di istituto, studiosi, ci dice che la metà di questi giovani, 4-5000, a scuola o non ci mette proprio piede, o se ne va nei primi giorni o resiste più o meno fino all’inizio di dicembre. È come se, ipotizzando che ogni scuola abbia mille allievi, nel giro di tre mesi venissero chiuse cinque grandi scuole faticosamente messe in piedi ai primi di settembre. Si tratta di una danno sociale gigantesco e gravido di conseguenze: quando i ragazzi non andavano a scuola per cause ‘socio-economiche’, cioè perché dovevano “portare i soldi a casa” ( ma io non sono affatto sicuro che quella fosse la causa, era piuttosto una rappresentazione sociale accettata dalle vittime e dai responsabili per coprire il fatto che in realtà la scuola non aveva da dire nulla – nel modo in cui lo diceva – a troppi giovani delle classi povere) poteva restare a loro un minimo di autostima: avrei potuto studiare se solo avessi avuto i soldi. Andare a scuola e non riuscire, entrare il primo giorno in classe dicendo a se stessi: non ce la potrò mai fare; avere la conferma di questo nel giro di pochi mesi, trasmette a questo giovane il senso perenne di una mutilazione, l’idea perdurante che lui in questa società potrà esserci solo se dipende da qualcuno o qualcosa, se accetterà che qualche altro gli dica cosa fare. Sotto molti aspetti sarebbe meglio che questo giovane non mettesse piede a scuola ‘a causa di forza maggiore’, a causa di una discriminazione sociale, per qualsiasi causa esterna piuttosto che per l’autoconvincimento di essere ‘inferiore agli altri’.

Noi abbiamo imparato negli anni che, fermo restando il diritto di tutti di accedere - ed essere sostenuti per potervi restare - a tutti i gradi dell’istruzione, la priorità è che i giovani restino convinti di avere le risorse per poter gestire se stessi. Non è obbligatorio fare tutti gli ingegneri, ma è obbligatorio poter riconoscere la dignità di tutti i lavori e poter svolgere in modo responsabile il proprio ruolo nella società. Forse bisogna che ciò che è politicamente e socialmente intollerabile, noi impariamo a tollerarlo nella nostra psiche, ossia a metterlo nei pensieri e nelle esperienze che ci appartengono, in mezzo a cui occorre imparare a navigare: il lavoro precario, mentre ci battiamo per eliminarlo continua ad esistere, e così esistono il lavoro nero ed illegale, la violenza diffusa, la criminalità spicciola, la criminalità organizzata. Tutti i peggiori mostri sociali contro cui molti di noi si battono fanno parte del quotidiano dei nostri giovani allievi e noi conviviamo ogni giorno con questo. Noi dobbiamo convivere con la camorra. Vedo già tutti quelli che saltano sulla sedia : ma forse non l’ha già detto Berlusconi o un suo pari? E’ proprio così, tutto sta a capire da quale lato si convive, se stando a pranzo con loro o cercando di mantenere una esistenza dignitosa in luoghi dove non rappresentano infiltrazioni ma siano noi gli infiltrati.

Ho rivisto una mia intervista per ‘Cara Italia’ (1998) del grande Enzo Biagi:

- I suoi bambini conoscono la camorra?

- Certo che la conoscono, ci vivono dentro

- E parlano della camorra?

- Fanno di più parlano nella camorra.

E lui stesso in quel momento con la sua grossa auto, con la sua scorta reale e simbolica, si trovava nel cuore della camorra, ed era sotto lo sguardo di criminali che lo spiavano dietro le tende delle finestre: alcuni dei bimbi di cinque anni che davanti a lui cantavano “oi vita oi vita mia” oggi hanno già imbracciato un mitra, stanno già seppelliti sotto terra, in una cella di carcere, in un bunker aspettando il killer. O stanno in sella a una moto impegnati in un agguato.

Era una scena surreale e anche un po’ penosa: vedere un grande giornalista completamente cieco di fronte a quella realtà, parlarne come se stesse fuori. Ecco questo si intende per convivere: vedere la realtà, continuarla comunque a vedere, osservare la cacca sul marciapiede prima di metterci il piede dentro.

Noi educatori non possiamo spacciare sogni e metterci in concorrenza con altri spacciatori, noi abbiamo un sogno che non è in vendita ed è il sogno di un giovane che si realizzi e sappia esser se stesso anche e soprattutto perché vive in condizioni difficili, senza negarle, senza adattarvisi.

Dunque noi possiamo contribuire a ridurre il danno, possiamo stabilire ‘un dialogo di vita’ con i giovani e usare le nostre competenze, la nostra esperienza per sostenerli in una vita che è difficile per tutti.

Con il progetto Chance abbiamo dimostrato per dodici anni che prendendo 15 disperati, aggressivi, già feriti dalla vita, deturpati dalle sconfitte era possibile riaprire un discorso: 12-13 riuscivano a prendere la licenza media e 6-7 una qualifica professionale. Avendo mezzi diversi avremmo potuto fare di più, ma siamo sicuri che è possibile fare di più se si interviene quando il processo di ritiro dalle relazioni sociali e dall’apprendimento è agli inizi. Dei diecimila ragazzi candidati all’esclusione almeno cinquemila possono riprendere il cammino senza grandi sforzi, ma è necessario stabilire con loro un dialogo, un'alleanza umana che precede qualsiasi contratto formativo, qualsiasi regolamento scolastico, qualsiasi coercizione di legge.

Molti docenti questo lo sanno fare, hanno imparato a farlo sulla loro pelle e lo fanno e basta, nonostante il ministero, i registri, la sarabanda di leggi, le RSU, i contratti, il porta a porta di Vespa, e quant’altro. Auguri a loro

Molti altri potrebbero farlo ma non hanno le straripanti energie necessarie ad andare contro corrente; moltissimi altri potrebbero farlo se solo fossero un po’ incoraggiati e sostenuti.

Un certo numero di noi ha imparato a sostenere i docenti, a valorizzare il loro sapere, a guidarli in un processo di autoapprendimento professionale che una volta messo in moto nessuno può fermare. Avevamo chiesto di valorizzare questa capacità nostra, prima che fosse troppo tardi –rispetto alle pensioni, alle morti e alla stanchezza – ma non siamo stati ascoltati per insipienza, per invidia, per prepotenza. Non fa niente, se non siamo capaci di sopravvivere all’idiozia cosa potremmo mai insegnare ai nostri allievi?

Precari preziosi

Tra i docenti che hanno imparato stabilire un buon dialogo con gli allievi, o che possono impararlo rapidamente, moltissimi sono docenti precari che per motivi facilmente immaginabili hanno condotto la loro precaria esistenza professionale soprattutto in precarie periferie, dentro precarie scuole e con giovani in precarie condizioni di ‘scolarizzazione’. Quelli che sono sopravvissuti a questa giungla o sono impazziti del tutto o hanno raggiunto un superiore livello di saggezza.

Dunque se solo noi potessimo far incontrare alcuni capaci di guidare un processo di ‘apprendimento professionale situato’ (questa è la terminologia per chiarire che occorre riflettere nelle situazioni e non solo nei laboratori’ - quando ci sono – dell’accademia, con quei docenti che hanno già una ricca esperienza che aspetta di essere valorizzata avremmo una ‘task force’ in grado di affrontare il problema della dispersione con un risultato di almeno il 50% di successo.

Faccio quindi questa modesta proposta.

Visto che l’anno prossimo 10.000 studenti della provincia di Napoli o saranno fuori della scuola o saranno iscritti di nuovo in una prima, noi mettiamo in campo 600 docenti (due orari cattedra per classe) per sostenere gli allievi in difficoltà. Al termine dell’anno questi sosterranno una prova - tipo INVALSI - per capire se veramente sono rientrati e l’anno prossimo ci saranno classi in più sufficienti ad assorbirli oppure potremo impiegarli –solo se hanno avuto successo – in un analogo progetto con le nuove classi prime.

 Dorrebbero essere contenti anche Gelmini e Tremonti: Gelmini perché comunque fa bella figura con i precari, con la cultura e poi riduce un po’ la pressione politico sindacale su di lei; Tremonti perché complessivamente dalle casse dello stato dovrà uscire molto di meno e “meglio” rispetto a spendere i soldi due volte per la ripetenza e rispetto a quanto bisogna spendere per la galera, tossicodipendenza, criminalità spicciola che certamente viene aiutata dall’esclusione sociale (fortunatamente in bassa proporzione) e rispetto ad allargare il numero di persone che devono vivere più o meno parassitariamente ai margini. Dovrebbe essere contento anche Napolitano, perché in questo modo un diritto costituzionale negletto sarà almeno in parte riaffermato.

Ma allora dov’è la fregatura? Non lo so, ma sono sicuro che c’è e che questa proposta non sarà presa in considerazione o se lo sarà, sarà talmente stravolta che sarà meglio dissociarsi preventivamente.

Allora avrei una proposta di riserva, che in parte sto già realizzando:

Mi sono preso tre mesi di aspettativa non remunerata ( perdo 4200 euro, un lusso che mi posso permettere dato il mio livello di consumi e poi ho avuto 7500 euro di liquidazione per la morte di mia moglie) e mi sono messo a disposizione di una scuola per accogliere i ragazzi nelle prime ore di scuola, momento delicato in cui si gioca una partita importante e si confermano le aspettative negative da entrambi i lati della barricata. Ho raccolto 20 pedagogisti-educatori- psicologi volontari e per un giorno faremo questa attività. Dopo, spero di poter fare qualche piccola cosa insieme alla rete che avevamo costituito nel territorio con Chance e che oggi è inattiva ed in parte dispersa.

Si potrebbe fare di più se ad esempio qualche docente precario fosse disponibile a fare una sorta di sciopero al contrario, una dimostrazione di quello che potrebbe essere se qualcuno ragionasse tenendo presente il bene comune e non solo i propri più che legittimi interessi.

L’Associazione Maestri di Strada, ricorrendo alle prestazioni gratuite del sottoscritto e di qualche altro volontario, è in grado di sostenere un gruppo di 15-20 docenti (precari e disoccupati) che si impegnino su questo fronte, chiederei a ciascuno di loro circa dieci ore settimanali di cui 7 in classe e 3 in’work discussion’ ossia gruppi di discussine ‘extradoganali’ fuori dei registri, degli utili formalismi e di quanto altro non sia strettamente funzionale a ciò che si può fare in classe con allievi poco motivati e che vivono realtà difficili. Si potrebbe fare questo lavoro fino a Natale, accompagnato da un pubblico monitoraggio del procedere dell’azione (leggi una conferenza stampa mensile per fare il punto della situazione) e poi chi vivrà vedrà.

Chi sia interessato può scriverci e prenderemo accordi. Non prendiamo tutti a scatola chiusa, facciamo prima un colloquio e verifichiamo di poter lavorare assieme e di essere felici di farlo. Educare è un piacere, se non ci piacciamo, che piacere è?

"Donate Free to  preserve, and protect the rainforest....  "

PS – Se ognuno dei 5000 allievi promossi elargisse – come si fa per il free software - liberamente un contributo ai docenti, diciamo di 100 euro, avremmo un fondo cassa di 500.000 euro con cui qualcuno di noi potrebbe fuggire ai Caraibi e farsi una meritata vacanza di lusso. (però se questa idea vi pare troppo borghese o capitalistica, o socialmente discriminatoria – 10 euro al mese cono un sacrificio troppo forte per i nostri giovani emarginati e le loro famiglie –, se preferite il trekking o il turismo non organizzato, cancellatela pure, apposta l’ho messa in fondo)

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